Brand identity e linee guida

Per sviluppare un progetto di successo, che esso sia digitale o analogico, è importantissimo definire un’art direction precisa, dettagliata e, soprattutto, ben documentata. Andare da un’agenzia di comunicazione e chiedere semplicemente la realizzazione di un logo, senza nient’altro, è uno degli errori più grossolani che un’azienda, un brand o una startup possa commettere.

Per riuscire ad affermare l’identità di un marchio, la brand identity appunto, è necessario un accurato studio e documentazione della filosofia e del DNA del cliente, riuscendo così a fornire tutti gli strumenti necessari per la declinazione sul maggior numero possibile di piattaforme.

Sviluppare le linee guida di una brand identity

Un’art direction è ben riuscita quando tutto il team di lavoro (compreso il cliente stesso) riescono a seguire un filo conduttore preciso e definito, in modo che ogni tassello si incastri alla perfezione per far sì che l’immagine più ampia del brand, o di una campagna pubblicitaria, sia ben definita e ordinata.

Questo può avvenire grazie a delle linee guida dettagliate e mirate rispetto all’obiettivo prefissato: nel web, con tutte le piattaforme di condivisione in circolazione, GitHub in primis, possiamo andare a trovare varie di queste UI guide di alcuni dei brand più famosi, come Google, Sky, DropBox, FaceBook e tanti altri… Andiamone ad analizzare alcune insieme:

Material Design Guide Lines by Google

Il Material Design di Google è forse l’esempio più famoso di UI guide del web design: un’esaustiva guida divisa per capitoli descrive, pixel per pixel, il comportamento di ogni elemento dell’interfaccia, dall’aspetto delle ombre, alle animazioni, fino ad arrivare ad una palette colori studiata fin nei minimi dettagli, per fornire tonalità di colore in grado di essere abbinate sempre perfettamente tra loro.

Material Design

Sky Toolkit

Sky mi ha letteralmente stupito con il suo Sky Toolkit, fornendo una guide line accurata e completamente Open Source, in grado di permettere ad ogni designer che voglia produrre un progetto sotto il loro brand di avere tutto il materiale e le conoscenze necessarie per svilupparlo al meglio: file nativi di Sketch (ormai diventato il software per eccellenza per il web design), esempi di impaginato, grid system, hero e tutto il resto… Un vero e proprio framework insomma, niente da invidiare al buon vecchio BootStrap! Il tutto a portata di fork su GitHub.

Sky Toolkit

Brand Resource Center

RAD Blog - Facebook Guidelines

Facebook scende un po’ meno nel dettaglio con il suo Brand Resource Center, scegliendo di non fornire codici per sviluppare risorse ma propone due macro aree: guidelines e assets, il primo con tutte le classiche istruzioni da manuale di stile, su cosa fare e non fare per rispettare le regole della loro brand identity; il secondo fornisce svariati file scaricabili come:

  • Logo del brand in vari formati
  • Icone del like e delle reazioni
  • Template di pagina delle varie viste del social network
  • Loghi secondari del gruppo Facebook

Facebook Brand Resource Center

MailChimp UX

Rad Blog - MailChimp UI

Personalmente ho sempre ammirato molto la User Experience e la UI di MailChimp, uno dei servizi online di invio newsletter più famosi al mondo: con le illustrazioni della scimmia di Jon Hicks che ti guida alla creazione delle mail, l’esperienza utente è probabilmente una tra le più soddisfacenti che abbia avuto modo di utilizzare. Anche se l’aspetto è molto giocoso e irriverente, dietro si celano delle UI guide line molto rigide e ferree, che potete liberamente osservare nella documentazione ufficiale.

MailChimp UX

BCC GEL Framework

RAD Blog - BCC GELL Guide Lines

Andiamo adesso a scoprire un brand più istituzionale di quelli sopra citati: il framework della BCC, denominato GEL che sta per Global Experience Language.

GEL is how we design, both practically and philosophically. The GEL Guidelines help our teams assemble online services, be they apps, websites or games, whilst our Design Principles underpin our user-centred approach.

GEL è il framework su cui i designer della BCC basano tutti i loro progetti e non comprende solo delle linee guida strutturali ma anche dei comportamenti etici e filosofici da tenere di conto.

BCC GEL

La UI Guide Line di RAD: Framaework

Beh pensavate che RAD non volesse entrare a far parte di questa lista? Anche noi possediamo un nostro framework interno, denominato Framaework, il quale ci permette di sviluppare i progetti in modo efficiente e performante: assicurando per i nostri lavori (e quelli dei nostri clienti)  standard qualitativi sopra la media fin dalle fondamenta. Per quanto riguarda la brand identity invece, ogni progetto sarà diverso dall’altro, per questo Framaework ha l’interfaccia più neutra e minimale possibile: consentendo al nostro team di creativi di poter definire la migliore identità possibile per ogni esigenza.

Framaework CSS

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La moda che va di moda

Riflessioni passate

Ciò che contraddistingue la moda è il costante seguire le mode.
Banale direte voi, scontato.

Credo invece che per i non addetti al settore, la spiegazione si basi su risposte molto più superficiali e meno interessanti.

Da ragazzino mi sono sempre opposto al diventare parte di una massa. Ero incosciente del fatto che in un modo o nell’altro ero comunque integrato in un gruppo modaiolo e sociale ben distinto. Inconsciamente, indossando vestiti oversize con i pantaloni sotto il sedere, ero già parte di un gruppo. Stavo ricalcando uno stile che mi si era costruito nella mente attraverso un puzzle di immaginari raccolti qua e la.

Mi sono spesso interrogato sul perché un determinato capo di vestiario (per cui spesso ho palesato disgusto) potesse essere indossato da qualcuno. Mia madre ha studiato da modellista e lavorato come disegnatrice per la moda. Mi ha sempre detto una cosa che trovo abbia un’applicazione un po’ per tutte le categorie della vita.

“Tutto è ciclico”.

Lei che la moda se l’è vissuta a partire dagli anni ’60 ha una visione più completa del quadro e riesce a vedere i vari cambiamenti da un punto di vista più ampio. Si esatto, la terra ruota intorno al sole ruotando su se stessa, le stagioni si alternano, le modelle camminano in tondo sulla passerella così come le mode ciclicamente ritornano.

Fare moodboard

Analizzando il mondo della fashion industry ho scovato un altro keyframe che collega sotterraneamente i diversi mondi e stili dei diversi brand.

La necessità è quella di dare vita ad oggetti inanimati per renderli appetibili al consumatore, che deve sentirsi parte integrante di un mondo che ha come “oggetto transizionale” un abito da indossare.
La passerella è un primo approccio all’inanimato che diventa animato. Nei video invece, oltre al substrato di mood ideologico, ritroviamo un layer composto di modelli e modelle.

Questi, sfruttando i loro corpi mobili, compiono alcune movenze (apparentemente casuali) per enfatizzare gli abiti che stanno indossando e renderli dinamici.
Se cerchiamo in rete infatti possiamo imbatterci in spot commerciali dove su un palcoscenico i vestiti fanno muovere e danzare figure femminili e maschili in base alle loro necessità. Il tutto in un contesto oggettivamente irreale, ma pieno di figure retoriche chiave che servono da cioccolatino per gli osservatori e possibili acquirenti.

Quest’anno ci siamo trovati ad affrontare e risolvere alcuni progetti video legati al mondo della moda dove, a prescindere dall’indossato, l’identità visiva risultava omogenea nonostante i differenti brand. Tutto il concept coinvolgeva modelle in primo piano mentre alcuni ritagli di fotografie e illustrazioni, usati come sfondi o quinte, assumevano il ruolo secondario di partner.

A questo punto mi sono di nuovo interrogato su quale fosse l’anello di congiunzione tra il collage e il fashion. La risposta che ho sviluppato mi riporta indietro nella produzione di un capo di moda. Dai banchi di progettazione fino alle tavole di moodboard che vengono presentate in consiglio prima di partire con il taglia e cuci. L’immagine che mi si presenta chiara nella mente è quella della stanza di lavoro di una cara amica che fa la consulente per le grandi case di moda: pareti e tavole composte di ritagli di tessuto e pattern affiancati da disegni dei figurini con i modelli dei vari capi per le nuove collezioni.

A queso punto faccio una premessa e azzardo una teoria.

Premessa.

Sappiamo tutti che un grande e virtuoso creativo è solo frutto di un mix delle informazioni conosciute, che ha assimilato durante gli anni di lavoro attraverso cose viste e sentite che poi riassembla secondo un suo preciso intento, per soddisfare il cliente e il proprio ego.

Teoria.

Nel mondo della moda ciò che conta sono gli abiti che messi in mostra al loro stato di oggetto non sono abbastanza appetitosi. Cosa fare allora?

  • prendere un manichino vivo
  • fare indossare il capo al manichino
  • contestualizzare il manichino su un background scenico o, in alternativa, usare un color pastello come sfondo
  • far muovere il vestito utilizzando il manichino

Adesso abbiamo gli elementi con cui costruire il nostro successo.

Di seguito a questi ragionamenti semplicistici mi ritrovo a digitare su Google la keyword “Gira la moda”. Ve lo ricordate?
Personalmente, essendo più interessato da robot e macchinine, non ne ho mai posseduto uno, ma so di per certo che qualche amica nostalgica lo ha tenuto. Ecco, se dovessi distillare la moda in un oggetto di design sarebbe sicuramente quello. Lo spot citava: “Vivi l’emozione della grandi sfilate con Gira la moda. Muovi la ruota e disegna per creare nuovi favolosi modelli. Giralamoda, gira la ruota della tua creatività.

Ne conveniamo in maniera ovvia ed in ultima battuta che tutto ha uno schema. Che lo schema riconosciuto come universale è quello ciclico. Che la ciclicità ha un suo meccanismo perfetto, così come madre natura ci insegna.

Nonostante ci imponiamo di non seguire le mode, finiamo per infilarci in clichè apparentemente anonimi, ma decisamente in stile. Che seguire le mode sia quindi un nostro istinto naturale?

Qui trovate il video di RAD for Patrizia Pepe SS 2017 

L’importanza del bianco e nero

Vedere in bianco e nero

Ci sono alcuni animali che necessitano di mimetizzarsi nell’ambiente circostante. Questi animali vedono solo le sfumature del bianco e del nero e riescono ad imitare ciò che gli sta intorno per nascondersi dai predatori.

Non siamo su Focus avete ragione, ma il parallelismo con polpi e seppie mi viene in automatico. Spesso si usa il bianco e nero per risultare i più neutri possibile, per rimanere imparziali agli occhi della folla che appunto ci vedrà perfetti ed impeccabili nei nostri toni neutri e distaccati. Ci sentiamo molto più a nostro agio vestiti di nero, non siamo strani, non ci sentiamo sbagliati, facciamo parte della folla.

Gli opposti si attraggono

Il bianco e nero sono colori?
Se si chiedesse a uno scienziato avremo una risposta basata sulla fisica per cui “Il nero non è un colore, il bianco è un colore”. Se lo si chiedesse invece ad un artista o ad un bambino ci diranno che “Il nero è un colore, il bianco no”. In termini di frequenze di luce, il bianco è la presenza di tutti i colori ed è quindi un colore. Il nero è al contrario la completa assenza di colori. In termini di pigmenti invece il bianco è la completa assenza di un qualsiasi colore mentre il nero è la somma di tutti quanti.

Anche se il bianco e il nero sono i colori più usati, è facile trascurare il motivo e il modo in cui vengono utilizzati.

Per esempio: perché si scrive nero su bianco? Perché l’eleganza è rappresentata dal nero? Perché le note sono nere? Esiste il nero senza il bianco? L’influenza che bianco e nero hanno è subconscia. Cosa è vuoto, cosa è pieno? Il nero è visivamente pesante. Il suo messaggio è forte. Il nero è comunemente associato al potere, all’autorità e alla forza, ultimamente all’anonimato e all’eleganza.  Nelle storie del bene contro il male il nero rappresenta la parte scura ed è simbolo dei cattivi.

Ma sappiamo bene che l’abito della monaca non rappresenta certo il male, quanto l’austerità. Altre associazioni con il nero possono essere l’intelligenza, nella forma della montatura di un paio di occhiali; la professionalità, nella forma di un completo con valigetta.

Occultismo monocromatico

Se il nero è il simbolo del male, il bianco è collegato direttamente a tutto ciò che è giusto, buono e calmo. Il bianco trasmette purezza, salvezza, contemporaneità, raffinatezza e verità. Basta pensare agli abiti di dottori o delle spose. Si dice che il bianco favorisca pensieri creativi e sia sinonimo di nuovo inizio. Nella storia e nelle culture si è venuta lentamente a formare la coscienza dei due colori come opposti. Il più rappresentativo esempio di questo lo troviamo nel simbolo del tao, dove Ying e Yang si fronteggiano alla pari dalle loro posizioni di bianco e nero, di bene e male. Il nero rinchiude gli spazi, il bianco li apre.

Presa di posizione: bianco o nero?

Il nero evoca raffinatezza, il bianco comunica innocenza. Sono opposti. Nella moda si usa molto il nero per far si che il messaggio che si trasmette possa essere serio e professionale con un tocco di mistero e intensità. Nella bianca comunicazione della Apple invece si sottolinea il loro interesse per la pulizia, l’apertura ed il pensiero creativo. É importante riconoscere che, anche se opposti culturalmente e visivamente, il bianco ed il nero competono, ma piuttosto si completano. Si dice che gli opposti si attraggono e si potrebbe dire che il contrasto crea completamento. La convergenza del bianco e del nero è un esempio di come due divergenze possano comunicare insieme più di quanto non possano fare singolarmente.

Per tutto il 2017 la nostra comunicazione sarà in bianco e nero. Perché?

Perchè uno dei test di riprova sulle immagini elaborate dice che “se funziona in bianco e nero funzioni anche a colori“. Perché nel realizzare la nostra immagine coordinata ci siamo posti delle regole. Queste fanno si che noi tutti soci e collaboratori si possa portare avanti la stessa identità. Bianco e nero oggi è sinonimo di “non sottoposto a giudizio”; serve a fornire un’estetica “vuota”, che lascia spazio all’ascolto e alle parole.

Ci basiamo su esperienze che la teoria può raggiungere solo in parte, le sensazioni percepite dai nostri occhi miste al vissuto hanno sempre la meglio. Vi lascio con un video

Siamo puri, salvatori, contemporanei, raffinati e diciamo sempre la verità.