Virtual Showroom: una nuova proposta per il B2B

La situazione di emergenza dovuta alla diffusione del Coronavirus ha stravolto le vite di tutti. Molti settori sono stati colpiti dagli effetti della pandemia, alcuni più di altri e, in particolare, il settore del Retail. Dalla chiusura dei mercati asiatici a quelli europei, sono stati mesi di completa incertezza.

Adesso che stiamo imparando a convivere con il Covid-19, vediamo come molti processi che solo nove mesi fa ci sembravano inimmaginabili, si stanno sviluppando con una rapidità impressionante. All’interno di questo scenario surreale, gli e-commerce sono diventati il punto di riferimento per il settore B2C, ma cosa possiamo dire riguardo al B2B?

Per andare incontro a buyer, wholesalers, store manager e visual manager, la risposta vincente è stata la messa online in tempi record di Virtual Showroom.

Cos’è il Virtual Showroom

 

Lo Showroom Virtuale è un potente strumento di marketing pronto a rispondere a molte esigenze di business, che fonde tecnologie digital e visual, grazie alla creazione di diverse interfacce e l’utilizzo della realtà aumentata.

Uno strumento “a distanza” capace di creare empatia ed emozionare chi lo utilizza, in cui si manifesta un nuovo storytelling, dove le aziende presentano in prima persona i nuovi prodotti, ne enfatizzano i punti di forza e ne descrivono le caratteristiche che li contraddistinguono dalla concorrenza, instaurando un legame con l’utente, in questo caso con gli agenti.

Da necessità a opportunità

 

I Virtual Showroom non sono una moda passeggera: sono un nuovo potente strumento di comunicazione, che azzera, prima di tutto, i confini fisici imposti dal distanziamento sociale. Ma non solo!

In un mondo proiettato verso il futuro, questi strumenti offrono numerosi vantaggi che prescindono dal fattore Covid, come l’aumento della visibilità di un brand, e l’ottimizzazione di un’assistenza customizzata ed esclusiva per ogni cliente. 

Elencate tutte le caratteristiche degli Showroom virtuali, la domanda da porsi è:

Riuscirà il mondo del Retail a gestire la digitalizzazione del settore B2B con la stessa cura ed efficacia con cui gestisce il B2C?

Augurando un sì come risposta alla domanda appena posta, possiamo riassumere in più punti le opportunità che offre lo Showroom virtuale:

 

  • Assicura il social distancing
  • Velocizza il processo di digitalizzazione
  • Ottimizza la gestione delle vendite
  • Vanta un risparmio economico

 

e garantisce:

 

  • Dati analitici dei risultati di vendita
  • Maggiore velocità per il riordino dei prodotti
  • Accesso da ogni dispositivo: desktop, tablet o smartphone
  • Possibilità modulari illimitate grazie alle implementazioni di funzionalità custom

 

In questo scenario, come agenzia, abbiamo contribuito alla realizzazione di alcuni prodotti per i marchi di abbigliamento ottod’Ame e Même Road, per TNS Firenze, legato alla cosmetica, e per altri brand di alta moda italiani.

Come?

Abbiamo realizzato dei portali online, con accesso privato destinato agli agenti e sviluppati in più modalità custom-made, per rispondere alle diverse esigenze di mercato, ciascuna con le sue peculiarità e focus: eventi, video, e-commerce. 

Fashion Virtual Showroom made by RAD
Fashion Virtual Showroom made by WE RAD.

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Per vedere il progetto nel dettaglio sfoglia il nostro Case History:

Special Project: Virtual Showroom

Consigli che si contano sulle dita di una mano

Sei pronto per iniziare la tua carriera nel design e trasformare la tua passione in una fonte di sostentamento.

Hai imparato i software, praticato e studiato. Ma trasformare la tua passione in una carriera di successo a lungo termine richiede più dell’ambizione e del talento.

Bilanciare la creatività con la pianificazione della carriera e la gestione aziendale è un’arte cruciale per i grafici e può richiedere tempo per essere padroneggiato. Mentre alcune cose si possono imparare solo attraverso l’esperienza, non c’è motivo per cui non si dovrebbe beneficiare di una consulenza di esperti.

1. Fatti ispirare, non imitare

Mentre ovviamente puoi essere ispirato dal mondo che ti circonda, come designer professionista ci sono metodi provati e veri per rimanere ispirati. Ci sono molte risorse online con una copertura potente e perspicace del mondo creativo. Le riviste Adobe Create magazine, Medium Platform e 99designs sono solo alcune delle migliori fonti di ispirazione. Internet è pieno di risorse creative che attendono di essere scoperte da giovani avidi come te.

Dicono che l’imitazione è la più sincera forma di adulazione, ma nella progettazione grafica che porta solo a un lavoro plagiato non originale e al limite. Può essere difficile per i giovani designer ispirarsi al lavoro altrui senza ricorrere involontariamente al copione. Invece di copiare il risultato, analizza il pezzo o lo stile che ha attirato la tua attenzione e identifica i fattori che lo rendono così attraente per te. La chiave non è fare esattamente quello che hanno fatto gli altri, ma fare la propria cosa in modo simile.

2. Tieni d’occhio le tendenze, ma sii te stesso

Nel nostro mondo guidato dalla tecnologia, il contenuto visivo si evolve a velocità crescente, rendendo il lavoro del designer tanto eccitante quanto esigente. Per prevalere in questo business, è necessario rimanere aggiornati. Utilizzare la tua libreria di fonti di ispirazione per rimanere aggiornato con le tendenze visive è una mossa saggia e creativa.

Tuttavia, non c’è necessità di sacrificare il tuo stile di design semplicemente per seguire le ultime tendenze. La tua individualità come artista e la tua integrità come designer sono ciò che ti renderà unico in un pool di giovani designer. Il segreto sta nell’adattare (non solo adottare) le tendenze che completano il tuo stile personale e le esigenze del tuo cliente in un modo individuale e originale.

3. Cerca la semplicità

Quando sei appena uscito dalla scuola di design o nei tuoi primi giorni di freelance, è normale essere entusiasti di mettere in mostra le tue capacità e di creare visioni strabilianti. Puoi farlo totalmente senza gettare ogni tecnica che hai imparato e ogni idea che hai creato in un unico progetto.

Fidati del tuo istinto e della parola di designer esperti che affermano che i progetti più forti sono quelli con un concetto chiaro e coerente, un soggetto definito e solo una o poche tecniche eseguite in modo efficiente. In altre parole: fai, non esagerare. Falla semplice.

4. Aspira sempre all’armonia

Per realizzare i grandi progetti di cui hai bisogno, devi mantenere l’armonia visiva come il tuo nord nella bussola. Il tuo progetto non deve solo essere conciso e ben progettato, ma dovresti puntare anche a provocare un’esperienza piacevole per gli utenti.

Come si fa? È molto più semplice di quanto si pensi, se partiamo dalla parola chiave “semplice”. Ad esempio, lavorare con la tavolozza dei colori scegliendo toni complementari o a basso contrasto, selezionare non più di due caratteri tipografici e assicurarsi che gli stili dei caratteri si completino a vicenda in modo fluido.

La cosa più importante è utilizzare la gerarchia dei contenuti: non riempire l’elaborato con sfondi “rumorosi” o font troppo elaborati, non importa riempire il soggetto principale con molti elementi grafici. L’identificazione della pertinenza di ciascun elemento nella progettazione e l’utilizzo in base all’importanza, aiuta a garantire il rispetto delle gerarchie.

5. Scendi a patti con i media-stock

Le risorse in stock sono un vero toccasana per il lavoro creativo: prima te ne fai una ragione, meglio è. Supporti d’archivio senza diritti d’autore tra cui foto, illustrazioni vettoriali, modelli e altro ancora possono essere l’aggiunta perfetta ai tuoi progetti grafici.

La grafica d’archivio è un’ottima risorsa per l’ispirazione e la creatività. Ad esempio, sapevi che alcuni dei meme più virali sono in realtà delle foto di stock riadattate?

Ci sono anche altri vantaggi concreti: i file multimediali di magazzino sono immediatamente disponibili, velocizzando i tempi di consegna. Puoi personalizzarli quanto vuoi, per dare loro il tuo tocco originale. Inoltre sono ad alta risoluzione, adatti a qualsiasi uso professionale e la licenza Royalty Free garantisce il rispetto dei diritti di utilizzo. Aggiungi il fatto che il loro costo si adatta alla maggior parte dei budget e puoi stare sicuro di fare un ottimo affare!

Buon lavoro!

3 is the magic number

Un logo non è il tuo marchio, né la tua identità. Logo, identità e branding hanno tutti ruoli diversi, che insieme formano un’immagine completa per un’azienda o un prodotto.
Ci sono molte discussioni sul web su questo argomento, riguardo l’idea che un logo non è il tuo marchio. Nonostante questa affermazione possa essere considerata vera, non ho trovato scritto alcun chiarimento tra le differenze di “marchio”, “identità” e “logo”. Vediamo allora se riusciamo a fare un pò di luce.

Il brand – L’immagine aziendale emotiva percepita nel suo complesso.

L’identità – Gli aspetti visivi che fanno parte del brand in generale.

Il logo – Ciò che identifica l’azienda nella sua forma più semplice.

Scendiamo nel dettaglio andando per punti.

Il Brand

Il branding non è certamente un argomento facile. Sono state scritte sull’argomento pubblicazioni intere e centinaia di libri. Per dirla in breve si potrebbe descrivere un “brand” come un’organizzazione, un servizio o un prodotto con una “personalità” che è modellata dalle percezioni del pubblico. Si può quindi anche affermare che un designer non può “creare” un marchio, ma solo il pubblico può farlo.
Un designer definisce le fondamenta del marchio.
Molte persone credono che un brand sia composto solo da pochi elementi: qualche colore, un paio di caratteri, un logo, uno slogan e a volte anche della musica. In realtà, è un pò più complicato di così. Si potrebbe dire che un brand è l’immagine aziendale.

L’idea fondamentale e il concetto alla base di un’immagine coordinata è che tutto ciò che definisce un’azienda, tutto ciò che possiede e tutto ciò che produce dovrebbe riflettere i valori e gli obiettivi dell’azienda nel suo insieme.
È la coerenza di questa idea centrale che costituisce la società, la guida, mostra ciò che rappresenta, in cosa crede e perché esistono. Non sono soltanti alcuni colori, pochi caratteri, un logo e uno slogan.
Ad esempio, diamo un’occhiata alla nota azienda IT, Apple. Si può dire che proietta una cultura umanistica e una forte etica aziendale, caratterizzata dal volontariato, dal sostegno alle buone cause e dal coinvolgimento nella comunità. Questi valori del business sono evidenti in tutto ciò che fanno, dai loro prodotti innovativi e dalle pubblicità, fino al loro servizio clienti. Apple è un marchio “emotivo” che si connette realmente con i consumatori. Quando le persone comprano o usano i loro prodotti o servizi si sentono parte del marchio. È questa connessione emotiva che crea il loro marchio, non solo i loro prodotti di design ed il “logo del peccato”.

L’identità

Un ruolo importante nel “marchio” o “immagine aziendale” di un’azienda è la sua identità.
Nella maggior parte dei casi, la progettazione dell’identità si basa su immagini visive utilizzate all’interno di un’azienda, solitamente assemblate in una serie di linee guida. Queste linee guida che costituiscono un’identità generalmente decidono come l’identità viene applicata su una varietà di mezzi, utilizzando tavolozze di colori, caratteri, layout, misurazioni e così via. Queste linee guida garantiscono che l’identità dell’azienda sia mantenuta coerente, il che a sua volta consente al marchio nel suo insieme di essere riconoscibile.
L’immagine di un’azienda è costituita da molti devices visivi:

Un logo (il simbolo dell’intera identità e del marchio)
Declinazioni (carta intestata + biglietto da visita + buste, ecc.)
Materiale di marketing (volantini, brochure, libri, siti Web, ecc.)
Prodotti e imballaggi (i prodotti venduti e l’imballaggio in cui entrano)
Design di abbigliamento (articoli di abbigliamento tangibili indossati dai dipendenti)
Segnaletica (design per interni ed esterni)
Messaggi e azioni (messaggi trasmessi tramite modalità di comunicazione indiretta o diretta)
Altre comunicazioni (audio, odore, tocco, ecc.)
Qualunque cosa visiva che rappresenti il ​​business.

Tutte queste cose costituiscono un’identità e dovrebbero supportare il marchio nel suo complesso. Il logo, tuttavia, è l’identità aziendale e il marchio racchiusi in un unico segno identificativo. Questo marchio è l’avatar e il simbolo del business nel suo insieme.

Il Logo

Logo=identificazione.

Un logo identifica un’azienda o un prodotto tramite l’uso di un segno, una bandiera, un simbolo o una firma. Un logo non vende direttamente l’azienda né raramente descrive un’attività commerciale. Il significato deriva dalla qualità della cosa che simboleggia, non viceversa: i loghi sono lì per identificare, non per spiegare. In poche parole, ciò che un logo significa è più importante di quello che sembra.
Per illustrare questo concetto, si può pensare ai loghi come alle persone. Preferiamo essere chiamati con il nostro nome  Luca, Giovanni, Marta, piuttosto che con la confusa e dimenticabile descrizione di noi stessi come “quello che indossa sempre il blu e ha i capelli biondi”. Allo stesso modo, un logo non dovrebbe letteralmente descrivere ciò che fa l’azienda, ma piuttosto identificarla in un modo che sia riconoscibile e memorabile.
È anche importante notare che, solo dopo che un logo diventa familiare, funziona per lo scopo per cui era designato. Così come dobbiamo imparare i nomi delle persone per identificarli e poterne parlare.
Il logo identifica un’azienda o un prodotto nella sua forma più semplice.

Adesso con qualche informazione in più dovremmo riuscire a far capire l’importanza della complementarietà della triade.

La forma del successo

La strada per un buon risultato porta a un bivio: il bosco oscuro e pieno di pericoli o la strada lastricata di mattonelle dorate.
Il lupo non ha preferenze.
Addentrandoci nel bosco staremo attenti ai pericoli e saremo più cauti. Sulla via lastricata d’oro invece saremo più veloci, a rischio di scordarci del lupo in agguato.

Certo è che non esiste una strada per la popolarità che non preveda ostacoli. Le difficoltà e le criticità devono essere affrontate e risolte con ogni mezzo disponibile. Prima si trova una soluzione, più velocemente il percorso diventa familiare.

Ricordiamoci però che nel diagramma del successo la retta punta dai 45° in su, verso l’alto, la via è sempre in salita. Quando scende si parla di esito negativo, non più di successo.

Allegorie del trionfo

Parlando per metafore:

Una casa ben costruita si appoggia su solide fondamenta, scavate a fondo nel terreno, su cui è possibile edificare il palazzo più alto e resistente del mondo.

Le radici degli alberi si estendono sotto la terra con la stessa ampiezza della chioma in superficie per garantirne la stabilità contro ogni sorta di agente atmosferico.

Quello che vediamo degli iceberg galleggianti nel mare è solo una piccola porzione rispetto a ciò che si trova sotto il livello del mare.

Organizzare gli esiti

Si può dire che per la creazione di un’organizzazione longeva e di successo si debba sviluppare una conoscenza organizzativa e gestire un un ​​sistema di regole procedurali utili a dare un senso alle esperienze passate e riuscire a fare previsioni per il futuro.

Molti guardano solo ai risultati e lavorano su quelli. Dobbiamo renderci conto che in ogni ingranaggio del processo è stato fondamentale per la buona riuscita. Ogni cosa deve essere “oliata” nuovamente,  vanno evitati i malfunzionamenti che potrebbero rallentare il nostro processo produttivo.

Con l’aumentare della qualità delle relazioni, la qualità del pensiero migliora, arrivando ad un aumento della qualità delle azioni e dei risultati. Raggiungere risultati di alta qualità ha un effetto positivo sulla qualità delle relazioni, portando il motore del successo ad una prestazione ancora migliore.

Interrogare il consenso

Nell’odierno business, di cui la parte web è il 70%, oltre alle idee di concetto, sono molto importati i canali attraverso i quali viene comunicato il proprio progetto.

Trasmettere la propria passione alle altre persone è un arte ed è quello che poi fa la differenza.

Naturalmente conta il come viene divulgata la propria mission.  Se il trasporto esiste, il messaggio sarà più complesso e reale, più empatico. Se l’interesse è il marketing allora basterà attenersi ad alcune regole di base.

Raccontate storie, per tutti. Fate in modo che chi le ascolta si senta parte del racconto.
Niente converte più di un marketing accattivante. La presenza di contenuti di qualità fa si che anche un progetto ordinario possa diventare straordinario.

L’apparenza non sempre viaggia su un binario a fianco della competenza, ma spesso trova corsie preferenziali per arrivare prima a destinazione.

La differenza tra i due viaggi la troviamo nel tempo. Consolidare le basi della propria azienda allunga la vita ai risultati positivi, portando all’inclinazione ottimale della retta del successo.

 

Al bivio, quale sentiero avete scelto?

 

#werad

La moda che va di moda

Riflessioni passate

Ciò che contraddistingue la moda è il costante seguire le mode.
Banale direte voi, scontato.

Credo invece che per i non addetti al settore, la spiegazione si basi su risposte molto più superficiali e meno interessanti.

Da ragazzino mi sono sempre opposto al diventare parte di una massa. Ero incosciente del fatto che in un modo o nell’altro ero comunque integrato in un gruppo modaiolo e sociale ben distinto. Inconsciamente, indossando vestiti oversize con i pantaloni sotto il sedere, ero già parte di un gruppo. Stavo ricalcando uno stile che mi si era costruito nella mente attraverso un puzzle di immaginari raccolti qua e la.

Mi sono spesso interrogato sul perché un determinato capo di vestiario (per cui spesso ho palesato disgusto) potesse essere indossato da qualcuno. Mia madre ha studiato da modellista e lavorato come disegnatrice per la moda. Mi ha sempre detto una cosa che trovo abbia un’applicazione un po’ per tutte le categorie della vita.

“Tutto è ciclico”.

Lei che la moda se l’è vissuta a partire dagli anni ’60 ha una visione più completa del quadro e riesce a vedere i vari cambiamenti da un punto di vista più ampio. Si esatto, la terra ruota intorno al sole ruotando su se stessa, le stagioni si alternano, le modelle camminano in tondo sulla passerella così come le mode ciclicamente ritornano.

Fare moodboard

Analizzando il mondo della fashion industry ho scovato un altro keyframe che collega sotterraneamente i diversi mondi e stili dei diversi brand.

La necessità è quella di dare vita ad oggetti inanimati per renderli appetibili al consumatore, che deve sentirsi parte integrante di un mondo che ha come “oggetto transizionale” un abito da indossare.
La passerella è un primo approccio all’inanimato che diventa animato. Nei video invece, oltre al substrato di mood ideologico, ritroviamo un layer composto di modelli e modelle.

Questi, sfruttando i loro corpi mobili, compiono alcune movenze (apparentemente casuali) per enfatizzare gli abiti che stanno indossando e renderli dinamici.
Se cerchiamo in rete infatti possiamo imbatterci in spot commerciali dove su un palcoscenico i vestiti fanno muovere e danzare figure femminili e maschili in base alle loro necessità. Il tutto in un contesto oggettivamente irreale, ma pieno di figure retoriche chiave che servono da cioccolatino per gli osservatori e possibili acquirenti.

Quest’anno ci siamo trovati ad affrontare e risolvere alcuni progetti video legati al mondo della moda dove, a prescindere dall’indossato, l’identità visiva risultava omogenea nonostante i differenti brand. Tutto il concept coinvolgeva modelle in primo piano mentre alcuni ritagli di fotografie e illustrazioni, usati come sfondi o quinte, assumevano il ruolo secondario di partner.

A questo punto mi sono di nuovo interrogato su quale fosse l’anello di congiunzione tra il collage e il fashion. La risposta che ho sviluppato mi riporta indietro nella produzione di un capo di moda. Dai banchi di progettazione fino alle tavole di moodboard che vengono presentate in consiglio prima di partire con il taglia e cuci. L’immagine che mi si presenta chiara nella mente è quella della stanza di lavoro di una cara amica che fa la consulente per le grandi case di moda: pareti e tavole composte di ritagli di tessuto e pattern affiancati da disegni dei figurini con i modelli dei vari capi per le nuove collezioni.

A queso punto faccio una premessa e azzardo una teoria.

Premessa.

Sappiamo tutti che un grande e virtuoso creativo è solo frutto di un mix delle informazioni conosciute, che ha assimilato durante gli anni di lavoro attraverso cose viste e sentite che poi riassembla secondo un suo preciso intento, per soddisfare il cliente e il proprio ego.

Teoria.

Nel mondo della moda ciò che conta sono gli abiti che messi in mostra al loro stato di oggetto non sono abbastanza appetitosi. Cosa fare allora?

  • prendere un manichino vivo
  • fare indossare il capo al manichino
  • contestualizzare il manichino su un background scenico o, in alternativa, usare un color pastello come sfondo
  • far muovere il vestito utilizzando il manichino

Adesso abbiamo gli elementi con cui costruire il nostro successo.

Di seguito a questi ragionamenti semplicistici mi ritrovo a digitare su Google la keyword “Gira la moda”. Ve lo ricordate?
Personalmente, essendo più interessato da robot e macchinine, non ne ho mai posseduto uno, ma so di per certo che qualche amica nostalgica lo ha tenuto. Ecco, se dovessi distillare la moda in un oggetto di design sarebbe sicuramente quello. Lo spot citava: “Vivi l’emozione della grandi sfilate con Gira la moda. Muovi la ruota e disegna per creare nuovi favolosi modelli. Giralamoda, gira la ruota della tua creatività.

Ne conveniamo in maniera ovvia ed in ultima battuta che tutto ha uno schema. Che lo schema riconosciuto come universale è quello ciclico. Che la ciclicità ha un suo meccanismo perfetto, così come madre natura ci insegna.

Nonostante ci imponiamo di non seguire le mode, finiamo per infilarci in clichè apparentemente anonimi, ma decisamente in stile. Che seguire le mode sia quindi un nostro istinto naturale?

Qui trovate il video di RAD for Patrizia Pepe SS 2017