Il virus con la corona

A discapito di tutti gli oroscopi e dei più popolari siti di trend, il 2020 si è aperto all’insegna del COVID-19 che ha portato a tutti un’unica certezza: l’improbabilità delle cose. Si potrebbe dire che qualcuno tutto questo lo aveva predetto. Bill Gates in un TED Talk del 2015 descrisse questo scenario affermando che non saremmo stati pronti, e infatti non lo siamo. Eruditi Sapiens sapiens – abbiamo divorziato anni fa da una Natura che oggi se la gode, senza mostrare alcun risentimento. Della serie: “Chi si loda si imbroda”.

Quello che stiamo vivendo è indubbiamente un periodo interessante, di cui si parlerà a lungo e che verrà accompagnato – come tutti i periodi storici – da letteratura, poesia, vignette politiche, momenti caldi dei media, e anche da un linguaggio visivo di “propaganda”. La Propaganda, intesa come “attività di disseminazione di idea o informazione con lo scopo di indurre a specifici atteggiamenti e azioni” è il tema proposto dalle Nazioni Unite nella chiamata all’azione ai creativi di tutto il mondo. Come Agenzia di comunicazione, abbiamo deciso di rispondere alla chiamata e per farlo ci siamo fatti alcuni domande: “Come si comunica in un momento di questo tipo? Come si inducono milioni di persone a comportarsi in un certo modo, ma soprattutto esiste un modo per comunicare in tutto il mondo con lo stesso linguaggio visivo?”. Abbiamo risposto creando un manifesto pubblicitario comprensivo di tutti gli elementi necessari. Ve li raccontiamo uno per uno.

Comunicare il problema provocando curiosità

Il Covid-19 è una malattia che attacca l’uomo, si trasmette da uomo a uomo e solo l’uomo può capire come curarla. È una pandemia talmente antropocentrica che il problema pare essere proprio l’uomo. Questo significa che l’umanità deve accettare di essere il problema, la causa di tutti i mali. Il nemico. Non gli Americani, i Cinesi, i Tedeschi o i Giapponesi – Tutti noi, nessuno escluso. Il messaggio deve dire nel modo più semplice possibile – ovviamente senza creare panico – che l’uomo è il problema ma che può evitare di contrarre la malattia con pochi semplici passi:

  • Lavarsi le mani
  • Mantenere le distanze
  • Evitare la disinformazione
  • Essere gentili
  • Donare

Per allineare il messaggio di tutti, le Nazioni Unite hanno fornito questi bollini

Il soggetto

Ragionando in modo antropocentrico a lanciare il messaggio dovrebbe essere un nuovo dio antropomorfo che però non contrae il virus. Ma siamo sicuri che accetteremmo consigli da uno uguale a noi che però può uscire? E allora se non un uomo, se non un dio da chi accetteremmo consigli su come sopravvivere? Forse da un Virus, uno con la Corona. Non più da un dio ma da un Re. Il soggetto del manifesto proposto è il Corona virus o meglio il Virus con la corona. A livello espressivo, la realizzazione ci ha posto una domanda importante: Il virus è cattivo o buono? Alla fine essendo un personaggio abbiamo potuto gestire la sua espressività in base alle occasioni.

Di base è buono ma è un “bullo”. È un pò “stronzetto” ma è anche molto premuroso. Ha la corona perché come ogni re, ha un sacco di responsabilità. Il suo scopo è quello di cambiare il comportamento delle persone e fargli capire che hanno di fronte una grande opportunità. Abbiamo deciso di rappresentarlo come un personaggio a cui affezionarsi perché starà con noi per diverso tempo, è quindi meglio imparare a conoscerlo e rispettarlo anche se a volte affezionarsi potrebbe essere pericoloso. È un tipo un pò egocentrico ed è per questo che è il soggetto della sua stessa campagna pubblicitaria.

Un Re comunica con tono imperativo

Il virus fa parte di noi e dobbiamo conviverci, è dentro di noi. È nell’aria – fonte di vita. È vivo e fa parte della vita. Il virus è il nostro Re e come ogni re da ordini, non chiede le cose ma le impone:

  • Wash your hands!
  • Maintain physical distancing!
  • Do more, donate!

E perché dovremmo fidarci di lui? Perché è un influencer.

Declinazioni e media

Trattando il Virus come un vero e proprio influencer, gli abbiamo chiesto di posare realizzando uno scatto per ogni messaggio da comunicare. Infine abbiamo declinato ogni scatto per i supporti social: Post in 4/5 per facebook e instagram 9/16 per le storie. Aver impostato un tono di voce, definito il carattere del personaggio e la palette colore, rende possibile la realizzazione di infinite varianti pur mantenendo la stessa identità. Questo è ciò che si definisce coordinato dinamico, ciò che più amiamo fare da WE RAD.

 

Qui si possono visualizzare tutte le declinazioni proposte

TEDxEmpoli – Come misurare il successo di un evento

 

 

Con ancora l’adrenalina addosso, è tempo di fare un bilancio. Dopo lo sprint degli ultimi mesi per organizzare al meglio la presentazione di BRANDO e l’orgoglio per aver partecipato al primo TEDxEmpoli, ci chiediamo a mente più lucida come valutare ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Sicuramente Sabato scorso è stata grande l’emozione di essere così tanti e tutti insieme, si respirava a pieni polmoni l’energia e la voglia di condividere esperienze e lezioni apprese dalla vita.

È sempre difficile tuttavia misurare il successo di un evento e l’impatto che può aver avuto in termini analitici. Prescindendo dai biglietti venduti – l’evento ha fatto sold out – come si può capire se un evento sia stato un successo o meno?

Ebbene ci sono degli indici che caratterizzano il successo anche se non sono quantificabili su una scala precisa. Ma se ci sono, siamo sicuri che sia stato un completo trionfo!

La soddisfazione delle persone

We Rad Agenzia di comunicazione Firenze main sponsor al TEDx Empoli

Abbiamo visto decine di persone uscire da TEDxEmpoli con un sorriso e uno sguardo più consapevole e ne abbiamo visti ancora di più allo stand di BRANDO, incuriosite dall’allestimento progettato dall’agenzia di comunicazione WE RAD. In molti hanno ricevuto il nostro benvenuto con le pillole che annullano l’ego! Un omaggio ironico e gradito che ha avvicinato moltissima gente alla filosofia di BRANDO.

L’organizzazione e l’affiatamento del team

Brando - L'assistente digitale di We Rad l'agenzia di Comunicazione a Firenze

Non c’è dubbio che lavorare insieme su un progetto specifico avvicini le persone. Anche questo ci resta addosso – il piacere di lavorare fianco a fianco verso l’obiettivo comune: essere preparati al meglio per la prima presentazione al pubblico di BRANDO.

La copertura dei social e le nuove richieste di contatto

Lo stand di Brando al TEDx - We Rad Agenzia di Comunicazione Firenze

Nei giorni successivi a TEDxEmpoli abbiamo letteralmente visto fioccare likes sui nostri profili social! E siamo rimasti piacevolmente sorpresi nel vedere arrivare richieste di contatto per conoscerci meglio e per saperne di più su BRANDO. Più di quanti avessimo stimato nelle migliori aspettative!

Quanto se ne parla nei giorni successivi

Le pillole Zero Ego di Brando - We Rad Agenzia di Comunicazione Firenze

Se un evento è riuscito la gente ne parla! E ne stanno parlando davvero tutti, dalle testate giornalistiche ai profili social di influencer. Dagli addetti ai lavori fino a chi fa colazione al bar. Sicuramente TEDxEmpoli ha lasciato nella mente delle persone un impatto più che positivo.

Per quanto riguarda il nostro BRANDO, alla gente è piaciuto, è rimasta incuriosita, ha voluto capire nel dettaglio come funziona e ci ha fatto i complimenti per l’innovazione applicata al settore della comunicazione “senzego” tra Agenzia e Cliente.

Grazie!

D’obbligo i ringraziamenti a tutto il team di TEDxEmpoli che ci ha fatto sentire parte di questo fantastico progetto al 100%, agli speaker che hanno condiviso i loro interessanti punti di vista e la loro esperienza personale e ovviamente grazie al pubblico che si è rivelato molto attento e interessato al nostro BRANDO!

Consigli che si contano sulle dita di una mano

Sei pronto per iniziare la tua carriera nel design e trasformare la tua passione in una fonte di sostentamento.

Hai imparato i software, praticato e studiato. Ma trasformare la tua passione in una carriera di successo a lungo termine richiede più dell’ambizione e del talento.

Bilanciare la creatività con la pianificazione della carriera e la gestione aziendale è un’arte cruciale per i grafici e può richiedere tempo per essere padroneggiato. Mentre alcune cose si possono imparare solo attraverso l’esperienza, non c’è motivo per cui non si dovrebbe beneficiare di una consulenza di esperti.

1. Fatti ispirare, non imitare

Mentre ovviamente puoi essere ispirato dal mondo che ti circonda, come designer professionista ci sono metodi provati e veri per rimanere ispirati. Ci sono molte risorse online con una copertura potente e perspicace del mondo creativo. Le riviste Adobe Create magazine, Medium Platform e 99designs sono solo alcune delle migliori fonti di ispirazione. Internet è pieno di risorse creative che attendono di essere scoperte da giovani avidi come te.

Dicono che l’imitazione è la più sincera forma di adulazione, ma nella progettazione grafica che porta solo a un lavoro plagiato non originale e al limite. Può essere difficile per i giovani designer ispirarsi al lavoro altrui senza ricorrere involontariamente al copione. Invece di copiare il risultato, analizza il pezzo o lo stile che ha attirato la tua attenzione e identifica i fattori che lo rendono così attraente per te. La chiave non è fare esattamente quello che hanno fatto gli altri, ma fare la propria cosa in modo simile.

2. Tieni d’occhio le tendenze, ma sii te stesso

Nel nostro mondo guidato dalla tecnologia, il contenuto visivo si evolve a velocità crescente, rendendo il lavoro del designer tanto eccitante quanto esigente. Per prevalere in questo business, è necessario rimanere aggiornati. Utilizzare la tua libreria di fonti di ispirazione per rimanere aggiornato con le tendenze visive è una mossa saggia e creativa.

Tuttavia, non c’è necessità di sacrificare il tuo stile di design semplicemente per seguire le ultime tendenze. La tua individualità come artista e la tua integrità come designer sono ciò che ti renderà unico in un pool di giovani designer. Il segreto sta nell’adattare (non solo adottare) le tendenze che completano il tuo stile personale e le esigenze del tuo cliente in un modo individuale e originale.

3. Cerca la semplicità

Quando sei appena uscito dalla scuola di design o nei tuoi primi giorni di freelance, è normale essere entusiasti di mettere in mostra le tue capacità e di creare visioni strabilianti. Puoi farlo totalmente senza gettare ogni tecnica che hai imparato e ogni idea che hai creato in un unico progetto.

Fidati del tuo istinto e della parola di designer esperti che affermano che i progetti più forti sono quelli con un concetto chiaro e coerente, un soggetto definito e solo una o poche tecniche eseguite in modo efficiente. In altre parole: fai, non esagerare. Falla semplice.

4. Aspira sempre all’armonia

Per realizzare i grandi progetti di cui hai bisogno, devi mantenere l’armonia visiva come il tuo nord nella bussola. Il tuo progetto non deve solo essere conciso e ben progettato, ma dovresti puntare anche a provocare un’esperienza piacevole per gli utenti.

Come si fa? È molto più semplice di quanto si pensi, se partiamo dalla parola chiave “semplice”. Ad esempio, lavorare con la tavolozza dei colori scegliendo toni complementari o a basso contrasto, selezionare non più di due caratteri tipografici e assicurarsi che gli stili dei caratteri si completino a vicenda in modo fluido.

La cosa più importante è utilizzare la gerarchia dei contenuti: non riempire l’elaborato con sfondi “rumorosi” o font troppo elaborati, non importa riempire il soggetto principale con molti elementi grafici. L’identificazione della pertinenza di ciascun elemento nella progettazione e l’utilizzo in base all’importanza, aiuta a garantire il rispetto delle gerarchie.

5. Scendi a patti con i media-stock

Le risorse in stock sono un vero toccasana per il lavoro creativo: prima te ne fai una ragione, meglio è. Supporti d’archivio senza diritti d’autore tra cui foto, illustrazioni vettoriali, modelli e altro ancora possono essere l’aggiunta perfetta ai tuoi progetti grafici.

La grafica d’archivio è un’ottima risorsa per l’ispirazione e la creatività. Ad esempio, sapevi che alcuni dei meme più virali sono in realtà delle foto di stock riadattate?

Ci sono anche altri vantaggi concreti: i file multimediali di magazzino sono immediatamente disponibili, velocizzando i tempi di consegna. Puoi personalizzarli quanto vuoi, per dare loro il tuo tocco originale. Inoltre sono ad alta risoluzione, adatti a qualsiasi uso professionale e la licenza Royalty Free garantisce il rispetto dei diritti di utilizzo. Aggiungi il fatto che il loro costo si adatta alla maggior parte dei budget e puoi stare sicuro di fare un ottimo affare!

Buon lavoro!

Quando Nike ha brandizzato l’NBA

Anno 2017. Los Angeles.

John Hoke, il chief design di Nike risponde alla chiamata della National Basketball Association. Accetta divertito la sfida da stilista come partner ufficiale per tutto quello che riguarda l’abbigliamento di tutte le squadre. Dalle nuove divise per i team alle tute per allenamento. È sicuro della riuscita perchè centinaia dei suoi mille creativi son fan appassionati della lega. É eccitato dall’incarico perchè crede fortemente nella possibilità di portare il campionato nel futuro e renderlo un brand globale.

I 30 team avevano sempre lavorato individualmente con Nike per sviluppare o revisionare il design delle divise. Adesso era il momento di mettere tutto insieme. Avvicinarsi a ciascuna squadra individualmente ha presentato una sfida semplicemente in termini di mole di informazioni. Decenni di iconografia passata con cui confrontarsi. “La sfida era eccitante”, dice Hoke.

“Volevamo essere rispettosi del passato, ma andare avanti. Cercare di rimanere riconoscibilmente familiari, ma con un occhio al futuro.”

Le uniformi hanno un taglio più personalizzato pensato per adattarsi ai giocatori in modo più confortevole. Nel tentativo di asciugare il sudore più velocemente, Nike ha reso la maglia più leggera di qualsiasi altra in passato e con un filo speciale che solleva leggermente l’uniforme dal corpo per favorire il movimento dell’aria e l’asciugatura.

Dal punto di vista tecnologico, tutte le etichette delle divise per adulti vendute al pubblico sono dotate di chip di comunicazione near-field che consente, a una scansione dello smartphone, di avviare l’app Nike NBA Connected Jersey per l’accesso ai contenuti di squadra e di giocatore.

Il più grande cambiamento estetico che Nike ha portato alle divise è stato un ampio studio sui colori . Hoke dice che fin dall’inizio hanno lavorato con l’NBA per portare più colore in campo, dalle scarpe da ginnastica ai calzini fino alle tute per il riscaldamento, ma soprattutto per l’uniforme.

“Ci saranno incontri più colorati, si giocherà in un esplosione di colori.” dice Hoke entusiasta.

Finora, i team NBA hanno introdotto tre delle quattro uniformi. Con nuove regole che consentono alla squadra di casa di scegliere quale delle quattro divise indosseranno in contrasto con il colore della squadra ospite. le divise non saranno più chiamate di casa e ospiti. Ora la Lega ha le uniformi Association e Icon. La Statement Edition, rivelata a settembre, si presenta come terza uniforme della squadra ed è stata ispirata dai giocatori. La quarta uniforme invece sarà ispirata dalla comunità.

Non resta che accendere la tv, prendere birra e pop-corn ed ammirare questa esplosione di colori che salta su e giù per il parquet.

La creatività…

“Hoarders collect indiscriminately. Artist collect selectively”

Austin Kleon , di cui cito la frase, ha scritto un libro sulla creatività che si intitola Steal like an artist. Credo fermamente che questo sia il concetto su cui si basa la vita di un creativo.

Pablo Picasso diceva: “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.”

Tutto quello che leggiamo, osserviamo, ascoltiamo accresce la nostra conoscenza del mondo permettendoci così di avere in archivio tante informazioni che possiamo usare a nostro vantaggio quando ne abbiamo bisogno. Dobbiamo rubare con gli occhi, voler sapere di tutto e di tutti!

Essere creativi

Se cercate su Google la parola “creatività” potete notare come ci siano molte immagini dove si associa il termine ad un immaginario fatto di colori, non sense e follia. Come se ad un certo punto qualcuno avesse assunto delle droghe che gli permettono di vedere colori e forme astratte rendendolo un visionario pieno di qualità positive.

Una delle prime cose che mi impongo di dire da vero pragmatico designer è che la creatività non esiste.

Molte volte mi scontro col pensiero degli studenti che si sentono grandi creativi perchè sono abbastanza emancipati da poter decidere cosa fare e cosa no. Ad inizio lezione mi raccomando di prendersi tutto il tempo necessario per lo svolgimento delle mie richieste. Mi presentano dei progetti che hanno più a che fare con l’arte applicata piuttosto che con un elaborato grafico.

Non sto parlando di come si presenta un lavoro, ma delle idee dietro ad esso. Spesso le due ore che mi sono prefissato per farli lavorare per loro diventano 5 minuti di lavoro con un compiaciuto “fatto!”. Inutile provare a spiegare che non è possibile aver un qualcosa che funziona in così poco tempo, già 2 ore sono poche! Inutile invogliarli dicendo che li valuterò per il processo creativo che hanno utilizzato per arrivare in fondo e non per la loro celerità.

Il metodo

Immaginatevi di avere l’armadio pieno. Ad un certo punto della vostra vita sentite il bisogno di fare un pò di pulito tra i vestiti che non mettete più da molto tempo. Questo a meno che non siate degli accumulatori seriali.

Possiamo allora iniziare a dividere per categoria i nostri vestiti:

  • vestiti che si mettono sempre
  • vestiti regalati
  • vestiti belli
  • vestiti che potreste mettere (un giorno forse, un altra vita..)
  • vestiti che piacciono al vostro partner, ma a voi no

Decidete quindi di fare un primo passo verso la libertà sbarazzandovi di quelli che proprio non vi metterete mai o perchè avete cambiato taglia o soltanto per lo stile. Il secondo inverno prenderete posizione riempendo un sacchetto con quelli che, si sono regali ma non me li metto, magari insieme a quelli che a voi proprio non piacciono anche se tutti ti dicono che ci stai bene.

Alla fine di questa quantomeno liberatoria operazione avrete ottenuto non solo più spazio per vivere, ma anche un guardaroba perfetto per la vostra persona.

Ho fatto questo assurda metafora della vita per provare a spiegare come funziona un ragionamento che porta sulla retta via del buon Design. Il designer ha accesso ad una quantità di informazioni rilevante che comprendono la sua cultura personale sommata agli input del cliente.

A questo punto si deve capire cosa serve.

Si tratta di cucire una camicia su misura. Far passare le informazioni da un colino e da un filtro al carbone per avere solo la sostanza ripulita dalle impurità.

Questa è quella che può definirsi creatività per un designer.

Quello che conta

Cosa importa alla fine?

È impossibile non tirare le somme una volta arrivati a dicembre.

Viene naturale fare una divisione di cosa mettiamo dentro la cesta delle buone cose che ci portiamo dietro nell’anno nuovo e quelle che invece decidiamo di buttare una volta scavalcata la mezzanotte del 31.

C’è un rito scaramantico a cui si può prendere parte la notte dell’ultimo giorno dell’anno, dipende dove ci si trova.

Questo rito richiede infatti di fare del fuoco e del fumo, dato fondamentale per la riuscita del cerimoniale. Semplicemente si scrive su di un foglio tutto ciò che abbiamo deciso di abbandonare, tutto quello che non vogliamo faccia più parte della nostra futura vita a partire dall’anno nuovo. In alternativa, come complemento del rituale, si può costruire un idolo di legno, a cui attribuiamo tutto il male, come fosse una strega da bruciare sul rogo (non me ne abbiano le streghe!).

Un rogo è proprio quello che accadrà.

Trovato un posto consono e sicuro si può finalmente accendere il fuoco. L’idoneità del posto è definita dalla scarsa possibilità di creare un incendio e dal mood sentimentale della singola persona. Un posto molto bello dove bruciare l’idolo con i fogli legati è una strada di campagna sotto un cielo stellato, al freddo, allo scoccare del nuovo anno. Il fuoco è poi si può spegnere con le bollicine dello spumante.

Sarebbe bello trascorrere il tempo che ci viene concesso durante questo stop di fine anno, con la consapevolezza che sulla bilancia, le cose positive che ci portiamo avanti superano in somma quelle negative.

Vero è che ci sono molte persone che non riescono a sfruttare queste vacanze per rilassarsi. Spinte dalla carica di stress accumulato durante l’anno riescono a rovinarsi quei pochi giorni a disposizione.

Questa corta riflessione è per tutti. Le luci di Natale sono si uno spreco, ma anche una certezza. Ci rendono felici e ci illuminano nel buio di inverno. Il panettone e tutti i dolci sono il male per il nostro fisico, ma sono una certezza. Tanto poi abbiamo molti mesi prima della prova costume. I regali brutti ed inutili non vi rendono felici, ma sono una certezza. Perché nel mondo del consumismo non ha più senso cercare il regalo giusto, perché ce lo siamo già comprato. Il pensiero di qualcuno che si ricorda di andare a comprare ed impacchettare qualcosa per te è bello. Le cene con i parenti sono lunghe e spesso tediose, ma sono una certezza. Possiamo dedicare pochi momenti alle persone che fanno parte della nostra famiglia, comunque essa sia composta, perché poi quando viene a mancare qualcuno non si torna indietro.

In definitiva il messaggio è: lasciatevi andare! Come uno slittino scivola sulla neve, come un ceppo diventa carbone senza fretta. Come un fiocco di neve cade a terra comodamente, come le nostre mani che si scaldano in casa, lentamente.

La forma del successo

La strada per un buon risultato porta a un bivio: il bosco oscuro e pieno di pericoli o la strada lastricata di mattonelle dorate.
Il lupo non ha preferenze.
Addentrandoci nel bosco staremo attenti ai pericoli e saremo più cauti. Sulla via lastricata d’oro invece saremo più veloci, a rischio di scordarci del lupo in agguato.

Certo è che non esiste una strada per la popolarità che non preveda ostacoli. Le difficoltà e le criticità devono essere affrontate e risolte con ogni mezzo disponibile. Prima si trova una soluzione, più velocemente il percorso diventa familiare.

Ricordiamoci però che nel diagramma del successo la retta punta dai 45° in su, verso l’alto, la via è sempre in salita. Quando scende si parla di esito negativo, non più di successo.

Allegorie del trionfo

Parlando per metafore:

Una casa ben costruita si appoggia su solide fondamenta, scavate a fondo nel terreno, su cui è possibile edificare il palazzo più alto e resistente del mondo.

Le radici degli alberi si estendono sotto la terra con la stessa ampiezza della chioma in superficie per garantirne la stabilità contro ogni sorta di agente atmosferico.

Quello che vediamo degli iceberg galleggianti nel mare è solo una piccola porzione rispetto a ciò che si trova sotto il livello del mare.

Organizzare gli esiti

Si può dire che per la creazione di un’organizzazione longeva e di successo si debba sviluppare una conoscenza organizzativa e gestire un un ​​sistema di regole procedurali utili a dare un senso alle esperienze passate e riuscire a fare previsioni per il futuro.

Molti guardano solo ai risultati e lavorano su quelli. Dobbiamo renderci conto che in ogni ingranaggio del processo è stato fondamentale per la buona riuscita. Ogni cosa deve essere “oliata” nuovamente,  vanno evitati i malfunzionamenti che potrebbero rallentare il nostro processo produttivo.

Con l’aumentare della qualità delle relazioni, la qualità del pensiero migliora, arrivando ad un aumento della qualità delle azioni e dei risultati. Raggiungere risultati di alta qualità ha un effetto positivo sulla qualità delle relazioni, portando il motore del successo ad una prestazione ancora migliore.

Interrogare il consenso

Nell’odierno business, di cui la parte web è il 70%, oltre alle idee di concetto, sono molto importati i canali attraverso i quali viene comunicato il proprio progetto.

Trasmettere la propria passione alle altre persone è un arte ed è quello che poi fa la differenza.

Naturalmente conta il come viene divulgata la propria mission.  Se il trasporto esiste, il messaggio sarà più complesso e reale, più empatico. Se l’interesse è il marketing allora basterà attenersi ad alcune regole di base.

Raccontate storie, per tutti. Fate in modo che chi le ascolta si senta parte del racconto.
Niente converte più di un marketing accattivante. La presenza di contenuti di qualità fa si che anche un progetto ordinario possa diventare straordinario.

L’apparenza non sempre viaggia su un binario a fianco della competenza, ma spesso trova corsie preferenziali per arrivare prima a destinazione.

La differenza tra i due viaggi la troviamo nel tempo. Consolidare le basi della propria azienda allunga la vita ai risultati positivi, portando all’inclinazione ottimale della retta del successo.

 

Al bivio, quale sentiero avete scelto?

 

#werad

Design versus Art

Ho frequentato un istituto che trattava arte applicata iscrivendomi però al corso di Comunicazione. Forse è per questo motivo che per molto tempo ho avuto le idee confuse su quale era il limite tra arte e design. In effetti per molti aspetti le due cose si intersecano, almeno lo hanno fatto per un periodo storico, dove i più creativi erano gli artisti a cui veniva attribuito il ruolo di designer. Personalmente sono molto felice che lo abbiano fatto perché così possiamo ammirare pezzi unici di architettura ed accessori.

Il punto su cui però interrogarsi è uno solo: il design deve tendere al bello o al funzionale? Quale vende di più?

Avete presente l’Art Noveau? Bellissima, sinuosa in tutte le sue linee ricurve e dettagliate, con i suoi bordi netti in stile fumetto pop, i suoi ori scintillanti e le sue architetture che si ispirano alla natura e dipinti giapponesi. Su Klimt ho scritto un tema e realizzato (in un totale delirio cosmico di onnipotenza) una sua opera in creta. Mia mamma a casa aveva attaccato dei quadretti con i manifesti di Steinlen, Mucha e Lautrec. Che colori, che tratto. Forse anche io un giorno potrò fare il disegnatore di pubblicità come loro, mi dicevo.

Ma non si trattava di design, erano solo degli artisti che disegnavano poster diventando illustratori.

Avete presente Sottsass? La megafigata dello specchio Ultrafragola, la libreria Carlton che tutti hanno desiderato almeno una volta nella vita? Come vorrei poterli mettere in casa..

Ecco, a prescindere dai propri gusti, questo non è design anche se l’ideatore è un designer.

Partiamo dalle basi.

L’artista elabora un qualcosa che è per le masse. Il designer anche.

L’artista crea dei pezzi unici per soldi. Il designer anche.

L’artista è sensibile ai movimenti sociali del suo tempo. Il designer anche.

L’artista elabora qualcosa che gli viene dalle viscere a proprio sentimento, con la tecnica che più lo aggrada. Il designer elabora qualcosa che deve rispettare determinati standard sia materialmente che strutturalmente.

Per esempio non si può costruire un tavolo di carta velina perchè non potremo mangiarci. Questa è una licenza poetica che si può permettere l’artista per trattare un tema a lui particolarmente caro. Il designer invece può pensare a realizzare un tavolo leggero e resistente che può cambiare misura per le più disparate esigenze dell’acquirente.

L’artista crea nelle persone interrogativi. Il designer risponde alle domande dei più esigenti.

Il design visivo per le pubblicità non dovrebbe costruire troppi interrogativi intorno alla sua funzione. La comunicazione deve essere veloce, colpire diretta senza far perdere lo spettatore nella foresta delle informazioni. Le persone leggono le immagini dalle auto, scorrendo le riviste e i device .

Al centro di una folla di gente che parla, solo un megafono viene ascoltato da tutti.

Ci sono un bel pò di parole che se pronunciate in associazione con altre possono farti sentire migliore nell’impiego che svolgi. Alcune di queste appartengono alla categoria dei designer e vengono usate a sproposito per una moltitudine di altre professioni.

Per come la intendo io, per tutte le domande che mi sono fatto e le relative risposte a cui sono arrivato, il design è quella particolare invenzione che migliora la vita delle persone, non la rende solo più bella e alla moda.

Fare design è un qualcosa che richiede conoscenza del prodotto che deve essere sviluppato. Per capire se un vino è buono o meno se ne deve aver provati altri e bisogna sapere quali sono le caratteristiche che lo rendono un vino di qualità. Ci può piacere anche il vino in tetrapak, ma non possiamo dire di essere dei sommelier.