TEDxEmpoli – Come misurare il successo di un evento

 

 

Con ancora l’adrenalina addosso, è tempo di fare un bilancio. Dopo lo sprint degli ultimi mesi per organizzare al meglio la presentazione di BRANDO e l’orgoglio per aver partecipato al primo TEDxEmpoli, ci chiediamo a mente più lucida come valutare ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Sicuramente Sabato scorso è stata grande l’emozione di essere così tanti e tutti insieme, si respirava a pieni polmoni l’energia e la voglia di condividere esperienze e lezioni apprese dalla vita.

È sempre difficile tuttavia misurare il successo di un evento e l’impatto che può aver avuto in termini analitici. Prescindendo dai biglietti venduti – l’evento ha fatto sold out – come si può capire se un evento sia stato un successo o meno?

Ebbene ci sono degli indici che caratterizzano il successo anche se non sono quantificabili su una scala precisa. Ma se ci sono, siamo sicuri che sia stato un completo trionfo!

La soddisfazione delle persone

We Rad Agenzia di comunicazione Firenze main sponsor al TEDx Empoli

Abbiamo visto decine di persone uscire da TEDxEmpoli con un sorriso e uno sguardo più consapevole e ne abbiamo visti ancora di più allo stand di BRANDO, incuriosite dall’allestimento progettato dall’agenzia di comunicazione WE RAD. In molti hanno ricevuto il nostro benvenuto con le pillole che annullano l’ego! Un omaggio ironico e gradito che ha avvicinato moltissima gente alla filosofia di BRANDO.

L’organizzazione e l’affiatamento del team

Brando - L'assistente digitale di We Rad l'agenzia di Comunicazione a Firenze

Non c’è dubbio che lavorare insieme su un progetto specifico avvicini le persone. Anche questo ci resta addosso – il piacere di lavorare fianco a fianco verso l’obiettivo comune: essere preparati al meglio per la prima presentazione al pubblico di BRANDO.

La copertura dei social e le nuove richieste di contatto

Lo stand di Brando al TEDx - We Rad Agenzia di Comunicazione Firenze

Nei giorni successivi a TEDxEmpoli abbiamo letteralmente visto fioccare likes sui nostri profili social! E siamo rimasti piacevolmente sorpresi nel vedere arrivare richieste di contatto per conoscerci meglio e per saperne di più su BRANDO. Più di quanti avessimo stimato nelle migliori aspettative!

Quanto se ne parla nei giorni successivi

Le pillole Zero Ego di Brando - We Rad Agenzia di Comunicazione Firenze

Se un evento è riuscito la gente ne parla! E ne stanno parlando davvero tutti, dalle testate giornalistiche ai profili social di influencer. Dagli addetti ai lavori fino a chi fa colazione al bar. Sicuramente TEDxEmpoli ha lasciato nella mente delle persone un impatto più che positivo.

Per quanto riguarda il nostro BRANDO, alla gente è piaciuto, è rimasta incuriosita, ha voluto capire nel dettaglio come funziona e ci ha fatto i complimenti per l’innovazione applicata al settore della comunicazione “senzego” tra Agenzia e Cliente.

Grazie!

D’obbligo i ringraziamenti a tutto il team di TEDxEmpoli che ci ha fatto sentire parte di questo fantastico progetto al 100%, agli speaker che hanno condiviso i loro interessanti punti di vista e la loro esperienza personale e ovviamente grazie al pubblico che si è rivelato molto attento e interessato al nostro BRANDO!

BRANDO: l’assistente digitale per la Comunicazione

Comunicazione?

A quale Agenzia di Comunicazione non è mai successo di avere dei problemi di comunicazione con i clienti?

È un cliché da cui siamo passati anche noi di WE RAD e per quanto possa sembrare un paradosso, è una cosa che succede piuttosto spesso alle agenzie che si occupano di comunicazione.

Spesso infatti, tra Cliente e Agenzia, si parlano lingue diverse, con un gergo alle volte piuttosto complesso, comune tra gli addetti ai lavori e derivato dall’abitudine di intrattenere rapporti con gli esperti del settore. Questo tipo di linguaggio però non funziona sempre quando si dialoga con l’azienda Cliente, che pure ha il suo linguaggio tecnico.

Se ci aggiungiamo il fatto di lavorare a distanza, attraverso una mole notevole di email, telefonate, messaggi whatsapp, Skype call, Slack, Google Drive, Dropbox, ecc… ecc… – Beh, ci rediamo conto di quanto sia semplice perdere qualche passaggio sufficiente a far saltare tutta la catena comunicativa – con conseguenze potenzialmente nefaste sui costi di progetto e il tempo impiegato a “recuperare” le inesattezze generate da questo tipo di processo comunicativo.

Illustrazione di Brando - L'assistente digitale della Comunicazione di We Rad

La sfida

Interfaccia di Brando - We Rad Agenzia di Comunicazione a Firenze

Abbiamo pensato che fosse possibile fare qualcosa per limitare questo fenomeno. Eravamo certi di poter migliorare sensibilmente il flusso di lavoro con i nostri Clienti.

Ma come fare? WE RAD collabora con Aziende provenienti da settori molto diversi, dalla moda al manifatturiero, dalla ristorazione all’alto artigianato, passando da startup a grandi aziende affermate. Dovevamo quindi stabilire un metodo di lavoro, dei workflow precisi e adattabili e un mindset da condividere con i nostri Clienti.

Abbiamo chiesto ai nostri Clienti di individuare le difficoltà riscontrate all’interno della loro azienda, abbiamo messo a punto un test per capire ogni singola esigenza dei loro collaboratori, ci siamo chiesti che cosa avrebbe potuto velocizzare il lavoro, abbattere i costi ed eliminare il rischio di errori.

Forti di aver avuto la giusta intuizione, dopo un periodo di attenta progettazione e valutazione è nato BRANDO!

Tutto a portata di brand

Brando mette in condivisione tutto il team aziendale - We Rad Agenzia di Comunicazione

BRANDO è l’Assistente digitale per la comunicazione sviluppato da WE RAD per connettere l’Agenzia di comunicazione al Cliente, raccogliendo in un unico luogo tutti gli asset di comunicazione, le loro regole di utilizzo e i relativi file nativi. È progettato per integrarsi nei workflow delle aziende, permettendo al Cliente di declinare tutti i materiali di comunicazione in autonomia.

Un’intuitiva dashboard racchiude l’alberatura di tutti i contenuti della brand identity con i relativi manuali di utilizzo. WE RAD consegna tutti i file nativi, da scaricare, elaborare e aggiornare.

Il risultato? Un’identità aziendale riconoscibile, sempre, ovunque.

BRANDO è rivolto a tutte le realtà che hanno bisogno di mantenere la propria identità coordinata su tutti i media, organizzando in modo intelligente sia risorse digitali che team, figure professionali e reti commerciali.

Con BRANDO l’azienda risparmia tempo, risorse e non rischia di incappare in errori che abbiano ripercussioni sulla coerenza dell’immagine aziendale.

Per standardizzare le operazioni effettuate attraverso BRANDO, le abbiamo codificate in 3 fasi sequenziali.

Definire

We Rad Definisce la brand identity aziendaleIn generale il nostro workflow consiste nell’individuare i bisogni del Cliente, empatizzare con il personale e capire insieme come raggiungere gli obiettivi . È fondamentale capire la vision e la mission aziendale per creare un’identità che rappresenti l’azienda e le persone che ne fanno parte.

  1. L’Agenzia di comunicazione WE RAD definisce, insieme con il Cliente, la genetica visiva aziendale e le regole attraverso le quali il Brand esprime la propria identità.
  2. Tramite il corretto posizionamento del brand, organizziamo e definiamo le modalità per veicolare valori e punti di forza dell’azienda. Questo ci permette di definire, condividere e avere sempre sott’occhio, le fondamenta dell’identità grazie alle quali sarà possibile sviluppare le declinazioni dei supporti sia digitali che analogici.
  3. Creiamo insieme al Cliente ciò che in WE RAD si definisce brand identity dinamica.

 

Per riuscire a realizzare una brand identity in grado di rispecchiare l’anima aziendale, declinabile nel tempo, vengono definiti gli elementi portanti, ovvero le basi (azotate) che costituiranno il nuovo DNA del brand:

  • Regole di utilizzo del marchio
  • Naming e copywriting
  • Font e gerarchia tipografica
  • Palette colori e loro utilizzo
  • Tone of voice
  • Trattamento delle immagini
  • Identità cartacea e digitale
  • Tecniche di stampa

 

Coordinare

Brando coordina file nativi e identità

In seguito trasferiamo a BRANDO tutto ciò che abbiamo appreso dalla fase di definizione e progettato per il brand. BRANDO oltre a essere il custode è anche il coordinatore dei materiali. L’umarell della grafica.

  1. BRANDO coordina le regole di utilizzo definite da WE RAD, offrendo la possibilità di scaricare ed editare i file nativi.
  2. Tutti i file dell’identità aziendale sono archiviati al sicuro all’interno di BRANDO, accessibili ovunque e da qualsiasi device. Tramite linee guida semplici ed intuitive, realizzate su misura per i principali software grafici, il team interno riuscirà a declinare la brand identity aziendale, garantendo un perfetto coordinamento.

Con BRANDO sarà semplice coordinare il lavoro di chiunque abbia a che fare con la comunicazione in azienda:

  • Responsabili della comunicazione
  • Graphic designer interni
  • Marketing manager
  • Copywriter
  • Social publisher
  • Commerciali e rappresentanti

Così il nome dell’azienda sarà sempre associato alla giusta immagine e al giusto tone of voice, a prescindere dal reparto che stia comunicando con l’esterno.

Evolvere

Il cliente evolve grazie a Brando e a WE RAD

Il rapporto tra WE RAD e Cliente raggiunge matura grazie a BRANDO. l’azienda detiene il codice genetico della propria identità.

  1. Il Cliente evolve la brand identity con BRANDO, sfruttando le regole progettate da WE RAD.
  2. I professionisti che entrano in contatto con la comunicazione dell’azienda possono accedere alla dashboard per realizzare supporti sempre coordinati tra loro e coerenti con l’identità aziendale.
  3. BRANDO fornisce elementi, regole e know-how necessari per permettere al Cliente di far crescere il business della propria azienda in totale autonomia.

I Toolkit

I toolkit di Brando - WE RAD Agenzia di comunicazione

BRANDO non è solo un semplice manuale di stile online. È un vero e proprio ecosistema web-based costruito attorno al Cliente. Tramite la dashboard si accede ai toolkit: template grafici editabili dal Cliente e già coordinati con l’identità aziendale. In pochi semplici step, è possibile realizzare  e aggiornare tutti i supporti necessari:

  • Coordinato aziendale
  • Brochure
  • Packaging
  • Post per i social
  • Newsletter e landing page
  • Slide e presentazioni

Con BRANDO si realizzano elementi grafici sempre diversi e originali, senza il rischio di perdere la genetica del brand.

Anteprima

BRANDO innova il settore della comunicazione, proponendo ai Clienti un metodo di lavoro collaborativo basato su trasparenza, flessibilità e indipendenza. Noi di WE RAD siamo orgogliosi di avere BRANDO all’interno del nostro team, perché da quando c’è lavoriamo in modo più intelligente. 

Volete conoscerlo?

BRANDO verrà presentato in anteprima il 7 Settembre 2019 al TEDxEmpoli – di cui We RAD è main sponsor. Segui le dirette social per scoprire tutti i dettagli su BRANDO, qui puoi trovare maggiori informazioni sull’evento!

Pronto a collaborare?

Scopri di più su Brando

We RAD al TEDxEmpoli – SenzEgo

Che cosa ci fa un’ agenzia di comunicazione di Firenze al TEDx?

E cosa hanno in comune ego e comunicazione? Molto…

Ma la prima domanda che vi facciamo è: sapete che cos’è un evento TEDx?

Forse avrete già sentito parlare dei TED Talks… E se non li conoscete è perché ve ne siete dimenticati! Sicuramente vi sarete già imbattuti in qualche video di un evento TED su youtube.

 

Per chi non lo sapesse, TEDx è un estensione di TED, organizzazione che si occupa della diffusione di idee innovative a livello mondiale. Sono idee che meritano di essere condivise – come dice il motto ufficiale. I suoi TED Talks contano centinaia di milioni di visualizzazioni e le migliori menti della nostra epoca hanno tenuto discorsi sui palchi di questo evento.

Pensatori di fama universale hanno inspirato milioni di persone condividendo la loro visione del mondo in speech di 15 minuti. Tra i tanti, qui trovate una breve selezione di quelli che We RAD considera come alcuni tra i migliori TED Talks di tutti i tempi.

 

I TEDx sono eventi indipendenti organizzati sotto la licenza TED da promotori e coordinatori locali che hanno come missione quella di condividere la filosofia del brand e diffondere idee di valore ospitando i migliori pensatori del mondo ad esprimere la propria visione in conferenze tematiche via via differenti e organizzate in diverse città.

Senzego: l’assenza di ego è il tema che verrà trattato a Empoli da 10 relatori di fama nazionale e oltre. Come cita il sito ufficiale di TEDxEmpoli:

“In un’epoca in cui l’uomo ha vinto la sua sfida con la natura – durata millenni – e in cui la civiltà è al massimo splendore delle sue capacità, in cui il giogo della fame, delle malattie, del freddo e del caldo non rappresentano più gli ostacoli da affrontare ogni giorno, l’unica domanda che resta da porsi è: se non è più all’esterno che dobbiamo rivolgerci per l’esplorazione, dove è necessario guardare per soddisfare la nostra voglia di scoprire, la stessa che ci ha guidati fin qui?”

 

La filosofia di We RAD trova molto di se in questo concetto. Crediamo tanto in questo evento e ne siamo stati così ispirati da voler diventare assolutamente il main sponsor. Perché siamo assolutamente concordi: nella comunicazione l’ego è il peggiore dei mali. Questo lo riscontriamo quotidianamente nel nostro lavoro di agenzia di comunicazione. Firenze è una stupenda città ma non è priva dai difetti che la vanità e la testardaggine si portano dietro. E questo non favorisce nessuno, anzi ostacola una collaborazione piacevole e salutare.

 

Per questo abbiamo sviluppato Brando, l’annientatore dell’ego, a favore di una collaborazione aperta, onesta e priva di qualsiasi tipo di barriera egocentrica. Un prodotto innovativo che rivoluzionerà il modo di comunicare e collaborare nel mondo aziendale e professionale.

Brando è il facilitatore tra l’agenzia di comunicazione ed il cliente. Un supervisor dei lavori – un Umareel della grafica

Noi crediamo nella condivisione e nella collaborazione e che la privatizzazione dei file in questa epoca è solo un limite all’andamento evoluzionistico. Brando ti invita a iniziare la giornata al TEDxEmpoli con delle pillole che fanno perdere l’ego.

 

Qual’è stato il limite all’evoluzione? La continua competizione tra membri della stessa specie. Abbiamo raggiunto il limite massimo dell’evoluzione? Il nostro DNA ha già espresso tutto il potenziale dei nostri geni? E il vostro brand ha già espresso tutto il suo potenziale? Noi pensiamo di no. C’è una nuova linea evoluzionistica. C’è Brando!

Adesso sapete che cosa fa, ma che cosa sia ve lo riveleremo solo il 7 Settembre a Empoli

Save the date!

3 is the magic number

Un logo non è il tuo marchio, né la tua identità. Logo, identità e branding hanno tutti ruoli diversi, che insieme formano un’immagine completa per un’azienda o un prodotto.
Ci sono molte discussioni sul web su questo argomento, riguardo l’idea che un logo non è il tuo marchio. Nonostante questa affermazione possa essere considerata vera, non ho trovato scritto alcun chiarimento tra le differenze di “marchio”, “identità” e “logo”. Vediamo allora se riusciamo a fare un pò di luce.

Il brand – L’immagine aziendale emotiva percepita nel suo complesso.

L’identità – Gli aspetti visivi che fanno parte del brand in generale.

Il logo – Ciò che identifica l’azienda nella sua forma più semplice.

Scendiamo nel dettaglio andando per punti.

Il Brand

Il branding non è certamente un argomento facile. Sono state scritte sull’argomento pubblicazioni intere e centinaia di libri. Per dirla in breve si potrebbe descrivere un “brand” come un’organizzazione, un servizio o un prodotto con una “personalità” che è modellata dalle percezioni del pubblico. Si può quindi anche affermare che un designer non può “creare” un marchio, ma solo il pubblico può farlo.
Un designer definisce le fondamenta del marchio.
Molte persone credono che un brand sia composto solo da pochi elementi: qualche colore, un paio di caratteri, un logo, uno slogan e a volte anche della musica. In realtà, è un pò più complicato di così. Si potrebbe dire che un brand è l’immagine aziendale.

L’idea fondamentale e il concetto alla base di un’immagine coordinata è che tutto ciò che definisce un’azienda, tutto ciò che possiede e tutto ciò che produce dovrebbe riflettere i valori e gli obiettivi dell’azienda nel suo insieme.
È la coerenza di questa idea centrale che costituisce la società, la guida, mostra ciò che rappresenta, in cosa crede e perché esistono. Non sono soltanti alcuni colori, pochi caratteri, un logo e uno slogan.
Ad esempio, diamo un’occhiata alla nota azienda IT, Apple. Si può dire che proietta una cultura umanistica e una forte etica aziendale, caratterizzata dal volontariato, dal sostegno alle buone cause e dal coinvolgimento nella comunità. Questi valori del business sono evidenti in tutto ciò che fanno, dai loro prodotti innovativi e dalle pubblicità, fino al loro servizio clienti. Apple è un marchio “emotivo” che si connette realmente con i consumatori. Quando le persone comprano o usano i loro prodotti o servizi si sentono parte del marchio. È questa connessione emotiva che crea il loro marchio, non solo i loro prodotti di design ed il “logo del peccato”.

L’identità

Un ruolo importante nel “marchio” o “immagine aziendale” di un’azienda è la sua identità.
Nella maggior parte dei casi, la progettazione dell’identità si basa su immagini visive utilizzate all’interno di un’azienda, solitamente assemblate in una serie di linee guida. Queste linee guida che costituiscono un’identità generalmente decidono come l’identità viene applicata su una varietà di mezzi, utilizzando tavolozze di colori, caratteri, layout, misurazioni e così via. Queste linee guida garantiscono che l’identità dell’azienda sia mantenuta coerente, il che a sua volta consente al marchio nel suo insieme di essere riconoscibile.
L’immagine di un’azienda è costituita da molti devices visivi:

Un logo (il simbolo dell’intera identità e del marchio)
Declinazioni (carta intestata + biglietto da visita + buste, ecc.)
Materiale di marketing (volantini, brochure, libri, siti Web, ecc.)
Prodotti e imballaggi (i prodotti venduti e l’imballaggio in cui entrano)
Design di abbigliamento (articoli di abbigliamento tangibili indossati dai dipendenti)
Segnaletica (design per interni ed esterni)
Messaggi e azioni (messaggi trasmessi tramite modalità di comunicazione indiretta o diretta)
Altre comunicazioni (audio, odore, tocco, ecc.)
Qualunque cosa visiva che rappresenti il ​​business.

Tutte queste cose costituiscono un’identità e dovrebbero supportare il marchio nel suo complesso. Il logo, tuttavia, è l’identità aziendale e il marchio racchiusi in un unico segno identificativo. Questo marchio è l’avatar e il simbolo del business nel suo insieme.

Il Logo

Logo=identificazione.

Un logo identifica un’azienda o un prodotto tramite l’uso di un segno, una bandiera, un simbolo o una firma. Un logo non vende direttamente l’azienda né raramente descrive un’attività commerciale. Il significato deriva dalla qualità della cosa che simboleggia, non viceversa: i loghi sono lì per identificare, non per spiegare. In poche parole, ciò che un logo significa è più importante di quello che sembra.
Per illustrare questo concetto, si può pensare ai loghi come alle persone. Preferiamo essere chiamati con il nostro nome  Luca, Giovanni, Marta, piuttosto che con la confusa e dimenticabile descrizione di noi stessi come “quello che indossa sempre il blu e ha i capelli biondi”. Allo stesso modo, un logo non dovrebbe letteralmente descrivere ciò che fa l’azienda, ma piuttosto identificarla in un modo che sia riconoscibile e memorabile.
È anche importante notare che, solo dopo che un logo diventa familiare, funziona per lo scopo per cui era designato. Così come dobbiamo imparare i nomi delle persone per identificarli e poterne parlare.
Il logo identifica un’azienda o un prodotto nella sua forma più semplice.

Adesso con qualche informazione in più dovremmo riuscire a far capire l’importanza della complementarietà della triade.

Quando Nike ha brandizzato l’NBA

Anno 2017. Los Angeles.

John Hoke, il chief design di Nike risponde alla chiamata della National Basketball Association. Accetta divertito la sfida da stilista come partner ufficiale per tutto quello che riguarda l’abbigliamento di tutte le squadre. Dalle nuove divise per i team alle tute per allenamento. È sicuro della riuscita perchè centinaia dei suoi mille creativi son fan appassionati della lega. É eccitato dall’incarico perchè crede fortemente nella possibilità di portare il campionato nel futuro e renderlo un brand globale.

I 30 team avevano sempre lavorato individualmente con Nike per sviluppare o revisionare il design delle divise. Adesso era il momento di mettere tutto insieme. Avvicinarsi a ciascuna squadra individualmente ha presentato una sfida semplicemente in termini di mole di informazioni. Decenni di iconografia passata con cui confrontarsi. “La sfida era eccitante”, dice Hoke.

“Volevamo essere rispettosi del passato, ma andare avanti. Cercare di rimanere riconoscibilmente familiari, ma con un occhio al futuro.”

Le uniformi hanno un taglio più personalizzato pensato per adattarsi ai giocatori in modo più confortevole. Nel tentativo di asciugare il sudore più velocemente, Nike ha reso la maglia più leggera di qualsiasi altra in passato e con un filo speciale che solleva leggermente l’uniforme dal corpo per favorire il movimento dell’aria e l’asciugatura.

Dal punto di vista tecnologico, tutte le etichette delle divise per adulti vendute al pubblico sono dotate di chip di comunicazione near-field che consente, a una scansione dello smartphone, di avviare l’app Nike NBA Connected Jersey per l’accesso ai contenuti di squadra e di giocatore.

Il più grande cambiamento estetico che Nike ha portato alle divise è stato un ampio studio sui colori . Hoke dice che fin dall’inizio hanno lavorato con l’NBA per portare più colore in campo, dalle scarpe da ginnastica ai calzini fino alle tute per il riscaldamento, ma soprattutto per l’uniforme.

“Ci saranno incontri più colorati, si giocherà in un esplosione di colori.” dice Hoke entusiasta.

Finora, i team NBA hanno introdotto tre delle quattro uniformi. Con nuove regole che consentono alla squadra di casa di scegliere quale delle quattro divise indosseranno in contrasto con il colore della squadra ospite. le divise non saranno più chiamate di casa e ospiti. Ora la Lega ha le uniformi Association e Icon. La Statement Edition, rivelata a settembre, si presenta come terza uniforme della squadra ed è stata ispirata dai giocatori. La quarta uniforme invece sarà ispirata dalla comunità.

Non resta che accendere la tv, prendere birra e pop-corn ed ammirare questa esplosione di colori che salta su e giù per il parquet.

La creatività…

“Hoarders collect indiscriminately. Artist collect selectively”

Austin Kleon , di cui cito la frase, ha scritto un libro sulla creatività che si intitola Steal like an artist. Credo fermamente che questo sia il concetto su cui si basa la vita di un creativo.

Pablo Picasso diceva: “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.”

Tutto quello che leggiamo, osserviamo, ascoltiamo accresce la nostra conoscenza del mondo permettendoci così di avere in archivio tante informazioni che possiamo usare a nostro vantaggio quando ne abbiamo bisogno. Dobbiamo rubare con gli occhi, voler sapere di tutto e di tutti!

Essere creativi

Se cercate su Google la parola “creatività” potete notare come ci siano molte immagini dove si associa il termine ad un immaginario fatto di colori, non sense e follia. Come se ad un certo punto qualcuno avesse assunto delle droghe che gli permettono di vedere colori e forme astratte rendendolo un visionario pieno di qualità positive.

Una delle prime cose che mi impongo di dire da vero pragmatico designer è che la creatività non esiste.

Molte volte mi scontro col pensiero degli studenti che si sentono grandi creativi perchè sono abbastanza emancipati da poter decidere cosa fare e cosa no. Ad inizio lezione mi raccomando di prendersi tutto il tempo necessario per lo svolgimento delle mie richieste. Mi presentano dei progetti che hanno più a che fare con l’arte applicata piuttosto che con un elaborato grafico.

Non sto parlando di come si presenta un lavoro, ma delle idee dietro ad esso. Spesso le due ore che mi sono prefissato per farli lavorare per loro diventano 5 minuti di lavoro con un compiaciuto “fatto!”. Inutile provare a spiegare che non è possibile aver un qualcosa che funziona in così poco tempo, già 2 ore sono poche! Inutile invogliarli dicendo che li valuterò per il processo creativo che hanno utilizzato per arrivare in fondo e non per la loro celerità.

Il metodo

Immaginatevi di avere l’armadio pieno. Ad un certo punto della vostra vita sentite il bisogno di fare un pò di pulito tra i vestiti che non mettete più da molto tempo. Questo a meno che non siate degli accumulatori seriali.

Possiamo allora iniziare a dividere per categoria i nostri vestiti:

  • vestiti che si mettono sempre
  • vestiti regalati
  • vestiti belli
  • vestiti che potreste mettere (un giorno forse, un altra vita..)
  • vestiti che piacciono al vostro partner, ma a voi no

Decidete quindi di fare un primo passo verso la libertà sbarazzandovi di quelli che proprio non vi metterete mai o perchè avete cambiato taglia o soltanto per lo stile. Il secondo inverno prenderete posizione riempendo un sacchetto con quelli che, si sono regali ma non me li metto, magari insieme a quelli che a voi proprio non piacciono anche se tutti ti dicono che ci stai bene.

Alla fine di questa quantomeno liberatoria operazione avrete ottenuto non solo più spazio per vivere, ma anche un guardaroba perfetto per la vostra persona.

Ho fatto questo assurda metafora della vita per provare a spiegare come funziona un ragionamento che porta sulla retta via del buon Design. Il designer ha accesso ad una quantità di informazioni rilevante che comprendono la sua cultura personale sommata agli input del cliente.

A questo punto si deve capire cosa serve.

Si tratta di cucire una camicia su misura. Far passare le informazioni da un colino e da un filtro al carbone per avere solo la sostanza ripulita dalle impurità.

Questa è quella che può definirsi creatività per un designer.

Le animazioni SVG nel web: il sito di Severino Becagli [Case History]

Con il progetto di Severino Becagli ci siamo dovuti mettere alla prova per realizzare un nuovo immaginario, un nuovo modo di vedere l’Alga Spirulina. Severino Becagli è infatti il primo produttore di Alga Spirulina in Toscana. Il primo a voler trattare e promuovere questo tipo di prodotto, associandolo alla cultura e alla tradizione della nostra cara regione. Siamo così riusciti a creare una brand identity in grado di far associare la Spirulina, non solo al salutare e al biologico, ma anche alle cose buone, ai sapori e alla tradizione del buon cibo che la nostra cultura rappresenta.

Il sito web non poteva essere da meno: come poter far distinguere Severino Becagli da tutti i suoi competitor? Come far trasparire la passione delle persone dietro a questo progetto?

Le animazioni SVG sono state un’ottima soluzione. Grazie alla loro malleabilità a qualsiasi risoluzione e alla loro leggerezza, sono perfette per ottenere una resa fluida e dinamica. I principali vantaggi degli SVG nel web sono:

  • Pesano poco.
  • Possono essere modificati per colore, forma e traccia.
  • Sono perfettamente scalabili, senza perdita di qualità o sgranamenti.
  • Si vedono perfettamente sui retina display.

La costruzione del logo per la schermata del loading

Il sito web di Severino Becagli è ricco di immagini e video, per questo ci è venuto naturale inserire un loading che assista l’utente durante il caricamento dei vari contenuti e che faccia visualizzare il tutto nel momento in cui sia perfettamente caricato e renderizzato. Il logo di Severino Becagli si presta parecchio ad essere animato, vista la sua forma a spirale.

Per poter realizzare l’effetto del drawing, ovvero della traccia che appare disegnandosi, è stato necessario sviluppare una maschera che copra il tracciato (anche questa in SVG, per permettere una perfetta scalabilità su qualsiasi risoluzione), in questo modo, quando la traccia si disegnerà, andrà a riempire perfettamente la silhouette del pittogramma.

Preparata la struttura, non ci resta che animare tutto con la il motore di animazioni JavaScript AnimeJS, facendo in modo che il logo vada in loop fino a che la pagina non si sia completamente caricata. Nel momento in cui il browser sarà pronto a mostrarci il contenuto della pagina, l’animazione finirà il suo corso (soltanto pochi decimi di secondo, non vogliamo spazientire i nostri utenti) per poi svanire con uno zoom ad effetto.

Le altre animazioni SVG all’interno del sito web

Le animazioni SVG ci permettono di realizzare parecchi altri interessanti effetti: ad esempio la home page si apre con un altro effetto maschera. Stavolta la traccia SVG ha il compito di mostrarci una foto dell’alga Spirulina che si muove allo spostamento del mouse, inoltre le scritte dei titoli appaiono con un effetto rivelatore, anche questo ottenuto con delle semplici sagome realizzate in SVG, programmate per sparire al caricamento della pagina.

Oltre a varie animazioni realizzare con l’effetto del parallax scrolling, un’altro effetto sviluppato con gli SVG può essere visionato nella pagina “Spirulina“: quando vengono illustrate la composizione dell’alga e le principali vitamine contenute al suo interno, un pentagono in SVG appare allo scroll, mostrando le 5 principali vitamine presenti.

Non solo tecnica e animazioni…

Non sono solo animazioni e aspetti tecnici a rendere il sito web di Severino Becagli uno degli ultimi vanti della nostra agenzia di Comunicazione: ogni aspetto è curato nei minimi dettagli, seguendo un brand book precedentemente realizzato dal nostro reparto di art direction, contenente tutte le informazioni per poter declinare ogni elemento o prodotto marcato Severino Becagli.

Il sito web di Severino Becagli

Brand identity e linee guida

Per sviluppare un progetto di successo, che esso sia digitale o analogico, è importantissimo definire un’art direction precisa, dettagliata e, soprattutto, ben documentata. Andare da un’agenzia di comunicazione e chiedere semplicemente la realizzazione di un logo, senza nient’altro, è uno degli errori più grossolani che un’azienda, un brand o una startup possa commettere.

Per riuscire ad affermare l’identità di un marchio, la brand identity appunto, è necessario un accurato studio e documentazione della filosofia e del DNA del cliente, riuscendo così a fornire tutti gli strumenti necessari per la declinazione sul maggior numero possibile di piattaforme.

Sviluppare le linee guida di una brand identity

Un’art direction è ben riuscita quando tutto il team di lavoro (compreso il cliente stesso) riescono a seguire un filo conduttore preciso e definito, in modo che ogni tassello si incastri alla perfezione per far sì che l’immagine più ampia del brand, o di una campagna pubblicitaria, sia ben definita e ordinata.

Questo può avvenire grazie a delle linee guida dettagliate e mirate rispetto all’obiettivo prefissato: nel web, con tutte le piattaforme di condivisione in circolazione, GitHub in primis, possiamo andare a trovare varie di queste UI guide di alcuni dei brand più famosi, come Google, Sky, DropBox, FaceBook e tanti altri… Andiamone ad analizzare alcune insieme:

Material Design Guide Lines by Google

Il Material Design di Google è forse l’esempio più famoso di UI guide del web design: un’esaustiva guida divisa per capitoli descrive, pixel per pixel, il comportamento di ogni elemento dell’interfaccia, dall’aspetto delle ombre, alle animazioni, fino ad arrivare ad una palette colori studiata fin nei minimi dettagli, per fornire tonalità di colore in grado di essere abbinate sempre perfettamente tra loro.

Material Design

Sky Toolkit

Sky mi ha letteralmente stupito con il suo Sky Toolkit, fornendo una guide line accurata e completamente Open Source, in grado di permettere ad ogni designer che voglia produrre un progetto sotto il loro brand di avere tutto il materiale e le conoscenze necessarie per svilupparlo al meglio: file nativi di Sketch (ormai diventato il software per eccellenza per il web design), esempi di impaginato, grid system, hero e tutto il resto… Un vero e proprio framework insomma, niente da invidiare al buon vecchio BootStrap! Il tutto a portata di fork su GitHub.

Sky Toolkit

Brand Resource Center

RAD Blog - Facebook Guidelines

Facebook scende un po’ meno nel dettaglio con il suo Brand Resource Center, scegliendo di non fornire codici per sviluppare risorse ma propone due macro aree: guidelines e assets, il primo con tutte le classiche istruzioni da manuale di stile, su cosa fare e non fare per rispettare le regole della loro brand identity; il secondo fornisce svariati file scaricabili come:

  • Logo del brand in vari formati
  • Icone del like e delle reazioni
  • Template di pagina delle varie viste del social network
  • Loghi secondari del gruppo Facebook

Facebook Brand Resource Center

MailChimp UX

Rad Blog - MailChimp UI

Personalmente ho sempre ammirato molto la User Experience e la UI di MailChimp, uno dei servizi online di invio newsletter più famosi al mondo: con le illustrazioni della scimmia di Jon Hicks che ti guida alla creazione delle mail, l’esperienza utente è probabilmente una tra le più soddisfacenti che abbia avuto modo di utilizzare. Anche se l’aspetto è molto giocoso e irriverente, dietro si celano delle UI guide line molto rigide e ferree, che potete liberamente osservare nella documentazione ufficiale.

MailChimp UX

BCC GEL Framework

RAD Blog - BCC GELL Guide Lines

Andiamo adesso a scoprire un brand più istituzionale di quelli sopra citati: il framework della BCC, denominato GEL che sta per Global Experience Language.

GEL is how we design, both practically and philosophically. The GEL Guidelines help our teams assemble online services, be they apps, websites or games, whilst our Design Principles underpin our user-centred approach.

GEL è il framework su cui i designer della BCC basano tutti i loro progetti e non comprende solo delle linee guida strutturali ma anche dei comportamenti etici e filosofici da tenere di conto.

BCC GEL

La UI Guide Line di RAD: Framaework

Beh pensavate che RAD non volesse entrare a far parte di questa lista? Anche noi possediamo un nostro framework interno, denominato Framaework, il quale ci permette di sviluppare i progetti in modo efficiente e performante: assicurando per i nostri lavori (e quelli dei nostri clienti)  standard qualitativi sopra la media fin dalle fondamenta. Per quanto riguarda la brand identity invece, ogni progetto sarà diverso dall’altro, per questo Framaework ha l’interfaccia più neutra e minimale possibile: consentendo al nostro team di creativi di poter definire la migliore identità possibile per ogni esigenza.

Framaework CSS

Contattaci subito per un’accurata analisi e la definizione di una brand identity 3.0 in grado di promuovere il tuo brand e farlo risaltare rispetto ai tuoi competitors!

La moda che va di moda

Riflessioni passate

Ciò che contraddistingue la moda è il costante seguire le mode.
Banale direte voi, scontato.

Credo invece che per i non addetti al settore, la spiegazione si basi su risposte molto più superficiali e meno interessanti.

Da ragazzino mi sono sempre opposto al diventare parte di una massa. Ero incosciente del fatto che in un modo o nell’altro ero comunque integrato in un gruppo modaiolo e sociale ben distinto. Inconsciamente, indossando vestiti oversize con i pantaloni sotto il sedere, ero già parte di un gruppo. Stavo ricalcando uno stile che mi si era costruito nella mente attraverso un puzzle di immaginari raccolti qua e la.

Mi sono spesso interrogato sul perché un determinato capo di vestiario (per cui spesso ho palesato disgusto) potesse essere indossato da qualcuno. Mia madre ha studiato da modellista e lavorato come disegnatrice per la moda. Mi ha sempre detto una cosa che trovo abbia un’applicazione un po’ per tutte le categorie della vita.

“Tutto è ciclico”.

Lei che la moda se l’è vissuta a partire dagli anni ’60 ha una visione più completa del quadro e riesce a vedere i vari cambiamenti da un punto di vista più ampio. Si esatto, la terra ruota intorno al sole ruotando su se stessa, le stagioni si alternano, le modelle camminano in tondo sulla passerella così come le mode ciclicamente ritornano.

Fare moodboard

Analizzando il mondo della fashion industry ho scovato un altro keyframe che collega sotterraneamente i diversi mondi e stili dei diversi brand.

La necessità è quella di dare vita ad oggetti inanimati per renderli appetibili al consumatore, che deve sentirsi parte integrante di un mondo che ha come “oggetto transizionale” un abito da indossare.
La passerella è un primo approccio all’inanimato che diventa animato. Nei video invece, oltre al substrato di mood ideologico, ritroviamo un layer composto di modelli e modelle.

Questi, sfruttando i loro corpi mobili, compiono alcune movenze (apparentemente casuali) per enfatizzare gli abiti che stanno indossando e renderli dinamici.
Se cerchiamo in rete infatti possiamo imbatterci in spot commerciali dove su un palcoscenico i vestiti fanno muovere e danzare figure femminili e maschili in base alle loro necessità. Il tutto in un contesto oggettivamente irreale, ma pieno di figure retoriche chiave che servono da cioccolatino per gli osservatori e possibili acquirenti.

Quest’anno ci siamo trovati ad affrontare e risolvere alcuni progetti video legati al mondo della moda dove, a prescindere dall’indossato, l’identità visiva risultava omogenea nonostante i differenti brand. Tutto il concept coinvolgeva modelle in primo piano mentre alcuni ritagli di fotografie e illustrazioni, usati come sfondi o quinte, assumevano il ruolo secondario di partner.

A questo punto mi sono di nuovo interrogato su quale fosse l’anello di congiunzione tra il collage e il fashion. La risposta che ho sviluppato mi riporta indietro nella produzione di un capo di moda. Dai banchi di progettazione fino alle tavole di moodboard che vengono presentate in consiglio prima di partire con il taglia e cuci. L’immagine che mi si presenta chiara nella mente è quella della stanza di lavoro di una cara amica che fa la consulente per le grandi case di moda: pareti e tavole composte di ritagli di tessuto e pattern affiancati da disegni dei figurini con i modelli dei vari capi per le nuove collezioni.

A queso punto faccio una premessa e azzardo una teoria.

Premessa.

Sappiamo tutti che un grande e virtuoso creativo è solo frutto di un mix delle informazioni conosciute, che ha assimilato durante gli anni di lavoro attraverso cose viste e sentite che poi riassembla secondo un suo preciso intento, per soddisfare il cliente e il proprio ego.

Teoria.

Nel mondo della moda ciò che conta sono gli abiti che messi in mostra al loro stato di oggetto non sono abbastanza appetitosi. Cosa fare allora?

  • prendere un manichino vivo
  • fare indossare il capo al manichino
  • contestualizzare il manichino su un background scenico o, in alternativa, usare un color pastello come sfondo
  • far muovere il vestito utilizzando il manichino

Adesso abbiamo gli elementi con cui costruire il nostro successo.

Di seguito a questi ragionamenti semplicistici mi ritrovo a digitare su Google la keyword “Gira la moda”. Ve lo ricordate?
Personalmente, essendo più interessato da robot e macchinine, non ne ho mai posseduto uno, ma so di per certo che qualche amica nostalgica lo ha tenuto. Ecco, se dovessi distillare la moda in un oggetto di design sarebbe sicuramente quello. Lo spot citava: “Vivi l’emozione della grandi sfilate con Gira la moda. Muovi la ruota e disegna per creare nuovi favolosi modelli. Giralamoda, gira la ruota della tua creatività.

Ne conveniamo in maniera ovvia ed in ultima battuta che tutto ha uno schema. Che lo schema riconosciuto come universale è quello ciclico. Che la ciclicità ha un suo meccanismo perfetto, così come madre natura ci insegna.

Nonostante ci imponiamo di non seguire le mode, finiamo per infilarci in clichè apparentemente anonimi, ma decisamente in stile. Che seguire le mode sia quindi un nostro istinto naturale?

Qui trovate il video di RAD for Patrizia Pepe SS 2017 

Adidas vs Puma: quando la comunicazione fa la differenza

Memories

Estate 2016.
Svezia, stazione dei treni di Göteborg, noleggio auto Hertz. Ricordo l’esatto momento in cui la pubblicità di The Get Down mi si è palesata. Con la stessa emozione di 10 anni fa, quando dovevo cogliere l’attimo altrimenti non sarebbe tornato, ho tirato fuori l’iphone e aspettato che la rotazione delle pubblicità la ripresentasse, solo per immortalare quella scoperta a me tanto cara. Ho visto la prima puntata sotto il piumone con la felicità di chi si accaparra un pezzo in più di conoscenza. Come quando registravo le mosse dai video di MTV per ballare meglio degli altri. Ero in Svezia, in Italia The Get Down non lo conosceva nessuno…

Ma via, quanto sarebbe durata? Tutto a un tratto l’underground, talmente under che dovevi scavare per arrivarci, nelle mani di Netflix. Non poteva essere. Divorato. Nemmeno il tempo di tornare a casa. Della storia dell’hip hop, nel telefilm, c’è veramente poco ed è talmente romanzato che la differenza tra questo ed un “Save the last dance” sta forse solo nel fatto che la storia d’amore è tra due neri, c’è Jaden Smith e che il ghetto è veramente il ghetto. Ah certo, è una serie ideata da Baz Luhrmann. RIZE di LaChapelle non lo ricorda nessuno? Eppure dai, è LaChapelle.

Non ha importanza. C’è una cosa che nessuno potrai mai levare agli amanti del genere; quella spinta dell’anima a reagire difronte al beat, a ricordare che sei nato per ribellarti anche se sei pacifico e che l’articolata sintassi delle parole sul ritmo, è esattamente il tuo modo di fare rivoluzione. Questo è The Get Down un veicolo di pubblicità immediato per un preciso target di riferimento.

All’alba del declino dei valori sociali ecco che torna di moda l’hip hop.
Sappiamo che ogni status sociale ha i suoi valori racchiusi in oggetti e indumenti. Cappelli, occhiali, barba, tatuaggi…li stiamo passando in rassegna tutti. Mancavano le sneakers; o meglio, mancava un po’ di lotta tra Adidas e Puma.

PUMA prende la storia dell’hip hop e la adatta alla sua azienda che desidera rilanciare le Clyde. Ovvero le Suede firmate da Clyde. Per i collezionisti quella firma è tutto. Decido di acquistarle. Non come scarpe ma come totem.

RAD_group_PUMA_Clyde

Talmente ero convinta che il marketing funzionasse bene e che le mie oramai lontane consapevolezze svedesi fossero alla portata di  tutti, sono andata alla PUMA e ho chiesto delle Clyde. NON SAPEVANO COSA FOSSERO. Non solo le Clyde ma anche The Get Down. Ora, se io fossi il responsabile marketing della PUMA e incentrassi un telefilm sul rilancio del mio brand, la prima cosa che farei è quantomeno inviare una newsletter a tutti i dipendenti. Siccome non sono il responsabile marketing mi sono limitata a dire ai commessi “guardatelo”.

Niente, le PUMA Clyde non si trovano. Me ne faccio una ragione e continuo a nascondere la mia anima dietro a insindacabili mocassini.

ADIDAS, Gennaio 2017. Esce lo spot pubblicitario “ORIGINAL IS NEVER FINISHED”

Comincia la sfida.
È come un film western dove si inquadrano prima gli sguardi,
poi le mani,
poi gli sguardi,
poi di nuovo le mani.
Poi lo sparo.

PUMA fa uscire le Clyde nelle brillanti vetrine di Footlocker.
ADIDAS continua a echeggiare il suo status di valori sociali accompagnato dalle note di Sinatra. La melodia mi ricorda che Adolf Dassler (ADI DAS) era il buono dei due fratelli, quello che non era entrato nelle SS. Penso ai RUN DMC a SNOOP DOG e a chi, come dice lo spot “ha fatto le cose a modo suo” rimanendo fedele a se stesso. Sindrome di Stendhal. Più profondo di un genere musicale, ADIDAS mi ricorda che l’hip hop proviene da uno stato sociale. YO.

DIFFERENZE:
1- PUMA
Prodotto: Puma Suede (Clyde)
Obiettivo: puntare sul rilancio di un prodotto più venduto, le Suede, ma di aggiungere una firma del cestista Clyde.
Target: tutti gli amanti delle Suede classiche + i collezionisti
Mezzo: Netflix
Punti vendita: Footlocker

2- ADIDAS
Prodotto: ADIDAS
Obiettivo: rilancio di valori in un momento storico in cui i valori non sono più presenti.
ORIGINAL IS NEVER FINISHED:
• È nel concetto che il modello “Original” è all’origine dell’azienda
• l’azienda è original perché nasce prima della PUMA del fratello
• In tutta la campagna, viene analizzato il concetto etimologico della parola originale, ovvero che non se ne conosce la fonte.
UNICO. Si parla di simbologie sociali, si scredita la parola creatività, si fanno parallelismi e si ricorda all’umanità quanto ADIDAS sia interessata solo a gente originale. Lei è interessata a questo. Di quello che pensi te non gliene frega nulla.

Nella pubblicità di ADIDAS viene lanciata una linea di scarpe che non comprerei mai. Ho comprato però le ADIDAS, Superstar.

Se prima bastava un testimonial a farci acquistare un prodotto, come poteva essere Clyde per PUMA, o i RUN DMC per ADIDAS, oggi conta quali valori si porta dietro un’azienda ed in che modo li comunica. La scelta di ADIDAS di supportare chi è rimasto sempre se stesso e non è sceso a compromessi, dunque con valori stabili, funziona in una società che li ricerca.

Rad_group_post_Clyde

Ho scelto ADIDAS, perché la mattina quando le indosso ricordo cosa mi fa stare davvero bene, ricordo i miei valori, e questo è insostituibile. Sono vittima di questa pubblicità perché sono vittima dei simbolismi e credo che Johannes Leonardo abbia fatto un ottimo lavoro. 

Prendere la cultura visuale collettiva all in once e farne uno spot di 90 secondi non è da tutti e non intendo tecnicamente. (guardate questo spot del 2011; https://www.youtube.com/watch?v=VrswncMPois, è altrettanto tecnico ma comunica meno)

Credo che la consapevolezza ed i valori siano ciò che ci muove a scegliere tra cose di cui non abbiamo nessun tipo di bisogno. Le emozioni ed i valori rendono un’oggetto animato.

Qualsiasi scelta facciate siatene consapevoli.

Rad_group_post_Clyde

Gestalt e Società

REGOLE RADICALI

RAD group nasce dalla fusione di due precedenti società: Lobae design e Funky Fresh Factory, a loro volta formate da 2 elementi ciascuna. Oggi siamo 4 soci, perfettamente complementari. Il motivo della nostra fusione è stato quello di voler ribaltare la percezione visiva delle nostra entità nei confronti dei nostri clienti.
Come spiega Werthemeir “la percezione non dipende dagli elementi ma dalla loro strutturazione in un “insieme organizzato”, in una “Gestalt” (generalmente tradotta con “forma”, “struttura”, “pattern”).”

In particolar modo ci interessa spiegare la nostra fusione con la prima legge della Gestalt avvalendoci di un pò di Kandinsky.
La legge della vicinanza dice che “gli elementi vengono uniti in forme con tanta maggior coesione quanto maggiore è la loro vicinanza”.

vicinanza_gestalt

Questa è la nostra equazione:

Bianca è un insieme di punti, Alessio è un insieme di punti

_Bianca e Alessio sono due linee

Matteo è un insieme di punti, Davide è un insieme di punti

_Matteo e Davide sono due linee

Bianca, Alessio, Davide e Matteo sono ora una superficie.

Se nel 1920 è stato importante per la società stilare regole di percezione visiva, oggi bisogna ricordarsi di seguirle. Le regole sono le stesse e, la vera “creatività” che per noi appunto non esiste, sta nell’applicare queste regole anche alla decisione di fondarne una nuova, di società.

Oggi siamo un quadrato. Un solido stabile per antonomasia.
Ci abbiamo messo 6 anni a capire che per cambiare agli occhi degli altri dovevamo semplicemente cambiare posizione nello spazio. D’altronde, fondando gruppi di lavoro da molto giovani si cresce insieme ad essi. Siamo cambiati ancora una volta e siamo così affezionati al cambiamento che ne abbiamo fatto il nostro Core Business.

Per questo il nostro numero fisso è mobile.

 

L’importanza del bianco e nero

Vedere in bianco e nero

Ci sono alcuni animali che necessitano di mimetizzarsi nell’ambiente circostante. Questi animali vedono solo le sfumature del bianco e del nero e riescono ad imitare ciò che gli sta intorno per nascondersi dai predatori.

Non siamo su Focus avete ragione, ma il parallelismo con polpi e seppie mi viene in automatico. Spesso si usa il bianco e nero per risultare i più neutri possibile, per rimanere imparziali agli occhi della folla che appunto ci vedrà perfetti ed impeccabili nei nostri toni neutri e distaccati. Ci sentiamo molto più a nostro agio vestiti di nero, non siamo strani, non ci sentiamo sbagliati, facciamo parte della folla.

Gli opposti si attraggono

Il bianco e nero sono colori?
Se si chiedesse a uno scienziato avremo una risposta basata sulla fisica per cui “Il nero non è un colore, il bianco è un colore”. Se lo si chiedesse invece ad un artista o ad un bambino ci diranno che “Il nero è un colore, il bianco no”. In termini di frequenze di luce, il bianco è la presenza di tutti i colori ed è quindi un colore. Il nero è al contrario la completa assenza di colori. In termini di pigmenti invece il bianco è la completa assenza di un qualsiasi colore mentre il nero è la somma di tutti quanti.

Anche se il bianco e il nero sono i colori più usati, è facile trascurare il motivo e il modo in cui vengono utilizzati.

Per esempio: perché si scrive nero su bianco? Perché l’eleganza è rappresentata dal nero? Perché le note sono nere? Esiste il nero senza il bianco? L’influenza che bianco e nero hanno è subconscia. Cosa è vuoto, cosa è pieno? Il nero è visivamente pesante. Il suo messaggio è forte. Il nero è comunemente associato al potere, all’autorità e alla forza, ultimamente all’anonimato e all’eleganza.  Nelle storie del bene contro il male il nero rappresenta la parte scura ed è simbolo dei cattivi.

Ma sappiamo bene che l’abito della monaca non rappresenta certo il male, quanto l’austerità. Altre associazioni con il nero possono essere l’intelligenza, nella forma della montatura di un paio di occhiali; la professionalità, nella forma di un completo con valigetta.

Occultismo monocromatico

Se il nero è il simbolo del male, il bianco è collegato direttamente a tutto ciò che è giusto, buono e calmo. Il bianco trasmette purezza, salvezza, contemporaneità, raffinatezza e verità. Basta pensare agli abiti di dottori o delle spose. Si dice che il bianco favorisca pensieri creativi e sia sinonimo di nuovo inizio. Nella storia e nelle culture si è venuta lentamente a formare la coscienza dei due colori come opposti. Il più rappresentativo esempio di questo lo troviamo nel simbolo del tao, dove Ying e Yang si fronteggiano alla pari dalle loro posizioni di bianco e nero, di bene e male. Il nero rinchiude gli spazi, il bianco li apre.

Presa di posizione: bianco o nero?

Il nero evoca raffinatezza, il bianco comunica innocenza. Sono opposti. Nella moda si usa molto il nero per far si che il messaggio che si trasmette possa essere serio e professionale con un tocco di mistero e intensità. Nella bianca comunicazione della Apple invece si sottolinea il loro interesse per la pulizia, l’apertura ed il pensiero creativo. É importante riconoscere che, anche se opposti culturalmente e visivamente, il bianco ed il nero competono, ma piuttosto si completano. Si dice che gli opposti si attraggono e si potrebbe dire che il contrasto crea completamento. La convergenza del bianco e del nero è un esempio di come due divergenze possano comunicare insieme più di quanto non possano fare singolarmente.

Per tutto il 2017 la nostra comunicazione sarà in bianco e nero. Perché?

Perchè uno dei test di riprova sulle immagini elaborate dice che “se funziona in bianco e nero funzioni anche a colori“. Perché nel realizzare la nostra immagine coordinata ci siamo posti delle regole. Queste fanno si che noi tutti soci e collaboratori si possa portare avanti la stessa identità. Bianco e nero oggi è sinonimo di “non sottoposto a giudizio”; serve a fornire un’estetica “vuota”, che lascia spazio all’ascolto e alle parole.

Ci basiamo su esperienze che la teoria può raggiungere solo in parte, le sensazioni percepite dai nostri occhi miste al vissuto hanno sempre la meglio. Vi lascio con un video

Siamo puri, salvatori, contemporanei, raffinati e diciamo sempre la verità.

I Web Design trends che possiamo aspettarci dal 2017

Con l’inizio del nuovo anno tutti si fiondano su giornali, siti e riviste per leggere i propri oroscopi e scoprire cosa aspettarsi nei mesi a venire. Noi di Rad non riusciamo a smentirci nemmeno in questa situazione, fregandocene altamente degli astri ma cercando comunque di prevedere i web design trends del nuovo anno!

Ci teniamo a rimanere costantemente aggiornati sui cambiamenti e le innovazioni che avvengono nel web e nel mondo del design in generale e, perché no, anche di farne parte!

Meno flat design, più stile editoriale

Basic_collection_moda_adv

Volenti o nolenti dobbiamo incominciare a farci il pensiero, il flat design sta passando di moda: sono sempre meno i siti di tendenza che si propongono con lo stile cartonesco e colorato, tipico del flat design. Da diverso tempo il Material design del buon vecchio Google ha incominciato a prevalere, ma adesso più che mai ci stiamo spostando sul ricreare, anche in digitale, lo stile editoriale tipico delle riviste di moda, con foto reali al posto di illustrazioni geometriche, un grande uso di caratteri graziati dalle dimensioni sproporzionate e un bell’effetto di parallax scrolling per dare dinamicità al tutto.

La tipografia nel web: Big & Bold

tipografia_bold

Come già accennato nel punto precedente, i font stanno crescendo a vista d’occhio: sono sempre più frequenti home page con caratteri tipografici dalle grandezze imponenti, sia per peso che proporzioni, con l’intento di stupire l’utente e comunicare un messaggio semplice e conciso, che rimanga ben impresso nella sua mente. Anche la Apple con la nuova interfaccia di iTunes e AppleMusic ha deciso di optare per un font-size molto elevato ma soprattutto bold, cosa che non faceva da parecchi anni.

Forme geometriche, linee e patterns nel web design

forme_geometriche_web

Per contrapporre il realismo di foto e video, molti web designer stanno incominciando a inserire degli elementi prettamente grafici, come icone, linee geometriche a zig-zag o ondulate, magari animate allo scrolling. Sono in oltre comuni anche pattern o elementi grafici sviluppati con l’effetto low-poly, ovvero riproducendo le superfici con dei poligoni che reagiscono in modo diverso alla luce, creando giochi di ombre e, in alcuni casi, definendo delle vere e proprie figure (a questo link un generatore molto interessante).

Animazioni e GIF nei siti web

gif_animazioni_web

Ormai lo sappiamo bene: le GIF anno invaso i nostri social network e continueranno a farlo anche per il prossimo anno! I web designer stanno studiando metodi sempre più innovativi per sfruttare questa tecnologia rispolverata dagli anni ’90, in primis noi con il nostro sito e con le thumbnails di questo blog.

Non di meno, anche l’utilizzo dei canvas e dei video embeddati tramite HTML5 (p.s: attenti al mobile!) stanno spopolando: sono sempre di più i siti che permettono all’utente di interagire con effetti visivi e animazioni, spesso e volentieri anche al semplice scopo ludico.

Layout web e griglie di costruzione

Uber adv

Non so se ve ne siete mai accorti ma adesso nei design dei siti web c’è la tendenza di lasciare a vista le griglie di costruzione del layout su cui si appoggiano i vari elementi della pagina. È uno stratagemma utilizzato molto spesso per home e landing page con tanto contenuto, spesso reso dinamico dal parallax scrolling. Siti di moda, dallo stile editoriale di cui abbiamo già parlato, sono spesso disegnati con elementi che al primo sguardo possono sembrare posizionati puramente a caso ma, grazie alle linee di costruzione, possiamo accorgerci velocemente che ogni elemento è posizionato con cura e una logica quasi maniacale, che riesce a reggere su tutte le risoluzioni, sfruttando a pieno le regole del responsive design.

Problem Solving

Soluzioni, non problemi

Il problem solving è un’attività utilizzata in qualunque ambito, dalla psicologia, al web, al social media, a quello aziendale, fino ad arrivare alla vita reale. In termini più generali è quel processo essenziale da eseguire in un certo ordine, per trovare una soluzione efficace ed efficiente ad un problema e modificare quindi in positivo un’aspetto svantaggioso. Come si può capire, il tutto si concentra intorno ad un “problema”.

Approfondiamo il significato di questa parola guardando come viene definita da alcuni dei principali vocabolari:

“Ogni quesito di cui si richieda ad altri o a sé stessi la soluzione, partendo di solito da elementi noti”Treccani

“Un problema, comunemente inteso, è un ostacolo che rende difficile raggiungere un determinato obiettivo o soddisfare una certa esigenza, frapponendosi tra la volontà dell’individuo e la realtà oggettiva. In senso più specifico con questo termine ci si riferisce ad una qualsiasi situazione o condizione che è irrisolta e che presenta delle difficoltà per la sua soluzione.” –Wikipedia

“Questione da risolvere partendo da elementi noti mediante il ragionamento, e per la quale si propongono soluzioni”Devoto Oli

Prendendo come partenza queste definizioni, il problem solving è solo l’ultima punto utile alla risoluzione del problema. Se non attuiamo prima l’azione del “problem finding”, risulterà difficile, per non dire impossibile, trovare una giusta soluzione. Ora, non voglio dilungarmi sulla pratica del “problem solving” in tutti i vari ambiti in cui può essere applicato, anche se i passi da svolgere potrebbero essere utilizzati in maniera molto simile tra loro. Mi interessa invece soffermarmi a parlarne nell’ambito rivolto alle tecnologie e alla comunicazione.

In termini di puzzle

Nella programmazione è più semplice (non proprio) spiegare il processo che può portare a una risoluzione di un problema, detto in poche e semplici parole, partendo dal bug (un problema, qualcosa che non fa quel che dovrebbe fare) del codice, andiamo a cercare dove e cosa non funziona e lo correggiamo.

Ma in ambito aziendale?

Pensiamo ad una qualsiasi azienda digitalizzata. Questa può aver bisogno di velocizzare i processi produttivi e/o di gestione, di ampliare il proprio bacino di vendita, di comunicare tra i vari settori interni o semplicemente per gestire flussi di dati su più piattaforme.

Qui però non stiamo analizzando il problema, quanto l’obbiettivo da raggiungere. Tutto ciò ci porta indirettamente alla scoperta di uno o più problemi che andranno trovati e analizzati.

Come mai l’azienda non riesce a produrre quanto dovrebbe? Perché non riesce a soddisfare la richiesta dei clienti? Perché i vari settori non riescono a comunicare? Per quale motivo risultano incongruenze nei dati aziendali?

Risoluzioni

Queste sono solo alcune domande che ci servono a scovare il problema per poi risolverlo. Ma non dobbiamo credere che essere arrivati a queste domande e conoscere l’obbiettivo a cui l’azienda vuole arrivare possa essere un punto di arrivo. Per attuare una soluzione che porti al giusto risultato si dovrà conoscere molti altri fattori.

È essenziale entrare nei meccanismi aziendali, capire come vengono gestite le varie fasi del lavoro, quali sono i programmi che vengono utilizzati, conoscere il personale e la cognizione che questi hanno degli strumenti che utilizzano. In questo modo possiamo capire effettivamente se c’è un problema, una mancanza, o se la criticità è dovuta all’errato utilizzo di strumenti già esistenti o alla loro poca padronanza.

Adesso siamo in grado di fare un’accurata analisi della situazione, e possiamo affrontarla in termini più concreti, concordando un obbiettivo reale ed andare ad individuare e valutare le soluzioni atte a risolverlo, uno step dopo l’altro.