Soluzioni, non problemi

Il problem solving è un’attività utilizzata in qualunque ambito, dalla psicologia, al web, al social media, a quello aziendale, fino ad arrivare alla vita reale. In termini più generali è quel processo essenziale da eseguire in un certo ordine, per trovare una soluzione efficace ed efficiente ad un problema e modificare quindi in positivo un’aspetto svantaggioso. Come si può capire, il tutto si concentra intorno ad un “problema”.

Approfondiamo il significato di questa parola guardando come viene definita da alcuni dei principali vocabolari:

“Ogni quesito di cui si richieda ad altri o a sé stessi la soluzione, partendo di solito da elementi noti”Treccani

“Un problema, comunemente inteso, è un ostacolo che rende difficile raggiungere un determinato obiettivo o soddisfare una certa esigenza, frapponendosi tra la volontà dell’individuo e la realtà oggettiva. In senso più specifico con questo termine ci si riferisce ad una qualsiasi situazione o condizione che è irrisolta e che presenta delle difficoltà per la sua soluzione.” –Wikipedia

“Questione da risolvere partendo da elementi noti mediante il ragionamento, e per la quale si propongono soluzioni”Devoto Oli

Prendendo come partenza queste definizioni, il problem solving è solo l’ultima punto utile alla risoluzione del problema. Se non attuiamo prima l’azione del “problem finding”, risulterà difficile, per non dire impossibile, trovare una giusta soluzione. Ora, non voglio dilungarmi sulla pratica del “problem solving” in tutti i vari ambiti in cui può essere applicato, anche se i passi da svolgere potrebbero essere utilizzati in maniera molto simile tra loro. Mi interessa invece soffermarmi a parlarne nell’ambito rivolto alle tecnologie e alla comunicazione.

In termini di puzzle

Nella programmazione è più semplice (non proprio) spiegare il processo che può portare a una risoluzione di un problema, detto in poche e semplici parole, partendo dal bug (un problema, qualcosa che non fa quel che dovrebbe fare) del codice, andiamo a cercare dove e cosa non funziona e lo correggiamo.

Ma in ambito aziendale?

Pensiamo ad una qualsiasi azienda digitalizzata. Questa può aver bisogno di velocizzare i processi produttivi e/o di gestione, di ampliare il proprio bacino di vendita, di comunicare tra i vari settori interni o semplicemente per gestire flussi di dati su più piattaforme.

Qui però non stiamo analizzando il problema, quanto l’obbiettivo da raggiungere. Tutto ciò ci porta indirettamente alla scoperta di uno o più problemi che andranno trovati e analizzati.

Come mai l’azienda non riesce a produrre quanto dovrebbe? Perché non riesce a soddisfare la richiesta dei clienti? Perché i vari settori non riescono a comunicare? Per quale motivo risultano incongruenze nei dati aziendali?

Risoluzioni

Queste sono solo alcune domande che ci servono a scovare il problema per poi risolverlo. Ma non dobbiamo credere che essere arrivati a queste domande e conoscere l’obbiettivo a cui l’azienda vuole arrivare possa essere un punto di arrivo. Per attuare una soluzione che porti al giusto risultato si dovrà conoscere molti altri fattori.

È essenziale entrare nei meccanismi aziendali, capire come vengono gestite le varie fasi del lavoro, quali sono i programmi che vengono utilizzati, conoscere il personale e la cognizione che questi hanno degli strumenti che utilizzano. In questo modo possiamo capire effettivamente se c’è un problema, una mancanza, o se la criticità è dovuta all’errato utilizzo di strumenti già esistenti o alla loro poca padronanza.

Adesso siamo in grado di fare un’accurata analisi della situazione, e possiamo affrontarla in termini più concreti, concordando un obbiettivo reale ed andare ad individuare e valutare le soluzioni atte a risolverlo, uno step dopo l’altro.