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Quando la tecnologia diventa linguaggio

Quando il 3D smette di essere “nuovo” e diventa “giusto”

Negli ultimi anni il 3D è stato spesso raccontato come una promessa: una tecnologia da laboratorio, da sperimentazione, da R&D. Qualcosa di affascinante, potente, ma non ancora pienamente usabile per il pubblico medio. Dal 2026, questo scenario ha iniziato a cambiare in modo evidente.

Oggi le esperienze tridimensionali in tempo reale non sono più un esercizio di stile né un vezzo per pochi. Sono diventate strumenti maturi, comprensibili e interiorizzati da una fascia sempre più ampia di utenti digitalmente evoluti. Questo cambiamento non è improvviso: è il risultato di device più performanti, browser più stabili, GPU più potenti e di una cultura digitale che ha ormai assimilato nuovi paradigmi di interazione.

L’utente sa esplorare, muovere, osservare uno spazio tridimensionale. Sa aspettarsi una risposta. Sa distinguere tra un effetto wow fine a sé stesso e un’esperienza progettata con criterio.

Non significa che qualsiasi esperienza 3D funzioni, né che il 3D sia sempre la scelta giusta.

Quando il 3D diventa linguaggio

Il punto di svolta non è tecnologico, ma progettuale.

Un’esperienza 3D funziona quando smette di voler stupire e inizia a raccontare. Quando la tecnologia diventa linguaggio e non protagonista. Oggi il vero discrimine non è se usare il 3D, ma quando usarlo — e soprattutto quando no.

Il 3D progettato male rallenta, distrae e allontana.

Il 3D progettato bene guida, coinvolge e rimane.

È all’interno di questa riflessione che nasce Firenze in Translation, il progetto realizzato da Werad per Vranjes Firenze, pensato per presentare la nuova collezione Eau de Parfum attraverso un’esperienza digitale immersiva.

Werad Vranjes 2

Vranjes — Firenze in Translation: un’esperienza multisensoriale

Otto fragranze, una città, un solo giorno.

Dal risveglio sulle colline toscane fino alla notte vibrante di Firenze, ogni profumo è stato tradotto in uno spazio digitale esplorabile in tempo reale. Non una semplice landing page, ma un ambiente vivo, costruito per essere attraversato.

Un mondo tridimensionale pulsante, fatto di particelle reattive, luci dinamiche, ombre in costante mutamento ed elementi naturali che rispondono allo spazio e al tempo. Un ecosistema digitale sostenuto da un sistema custom capace di monitorare le performance e adattare dinamicamente effetti e complessità, garantendo la miglior esperienza possibile su dispositivi diversi.

È nei dettagli invisibili — come l’adattamento in tempo reale delle particelle o la gestione dinamica della complessità grafica — che un’esperienza diventa davvero accessibile.

Werad Vranjes

The right thing over the new thing

Questo progetto rappresenta anche una sintesi del modo di lavorare di Werad.

The right thing over the new thing non è un rifiuto dell’innovazione.

È una presa di posizione.

Significa scegliere la soluzione giusta, anche quando non è la più nuova, la più rumorosa o la più richiesta.

La tecnologia non è mai neutra. È sempre una scelta.

Il ruolo di un partner oggi non è eseguire una richiesta, ma ascoltare, comprendere il contesto e progettare la strategia più efficace possibile.

Il 3D funziona solo quando UX, sviluppo web, storytelling, art direction e visione strategica lavorano insieme.

Non basta saper utilizzare una tecnologia. Serve sapere perché usarla.

Riconoscimenti e validazione

La qualità di un progetto non si misura solo dal suo impatto visivo, ma anche dal riconoscimento della comunità internazionale che ogni giorno osserva, analizza e premia le migliori esperienze digitali.

Firenze in Translation ha ricevuto riconoscimenti su Awwwards e The CSS Awards, piattaforme che rappresentano un punto di riferimento globale per il design, l’innovazione e la qualità dell’esperienza web.

Premi che non celebrano la tecnologia in sé, ma la capacità di utilizzarla in modo consapevole, accessibile e coerente con il messaggio del brand.

Werad Vranjes Awards

Uno sguardo oltre lo schermo

Guardando avanti, è evidente come l’esplorazione di spazi tridimensionali diventerà sempre più centrale. Realtà aumentata, wearable, visori di spatial computing e nuove gesture introdotte da smartwatch e smart ring stanno lentamente ridefinendo il modo in cui interagiamo con il digitale.

Non sono ancora strumenti entrati nell’ordinario delle case di tutti, ma la direzione è chiara. Device sempre più leggeri e intuitivi stanno abbassando la soglia di accesso a questo tipo di esperienze.

È proprio ora — quando il 3D è abbastanza maturo da essere usabile ma ancora capace di sorprendere — che ha senso investirci con intelligenza.

Non per inseguire il nuovo.

Ma per costruire esperienze che abbiano senso.

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