B Corp

Cos’è che vi fa alzare ogni mattina e venire in WE RAD?

Stiamo cercando di creare l’azienda in cui ci sarebbe tanto piaciuto lavorare. È questo il nostro monito, questo è il nostro scopo.

 

Nell’ultimo anno, abbiamo deciso di intraprendere un percorso per diventare un’azienda B Corp. Passare attraverso il rigoroso processo di candidatura come B Corp è stata per noi una grande opportunità per riconsiderare ogni aspetto del business con una prospettiva completamente diversa.

Ci siamo posti nuove domande e durante la produzione di tutta la documentazione richiesta abbiamo capito che potevamo cambiare tanti processi e impostare il lavoro in una direzione diversa. Di fatto, abbiamo trovato molte aree con margini di miglioramento e questo ci ha incoraggiato ad andare oltre: credere e perseguire un modello di economia partecipativa.

 

Conciliare la creazione del valore economico con la realizzazione del bene collettivo: “do good work for good people!”

 

Mentre cambiavamo lo statuto in Società Benefit abbiamo individuato dei punti di impegno che abbiamo poi trasformato in valori da perseguire:

 

  1. realizzare programmi concreti per salvaguardare il benessere psico-fisico, l’equilibrio vita-lavoro e la crescita professionale dei singoli collaboratori, valorizzando il talento di ciascuno in un contesto di correttezza, meritocrazia e formazione continua;
  2. mantenere sempre la visione nel generare un beneficio netto e tangibile per le persone e la biosfera;
  3. mettere a disposizione degli enti no profit, culturali e dediti alla salvaguardia ambientale, le nostre competenze e i nostri servizi, offrendo consulenza strategica, di comunicazione e di marketing;
  4. preservare l’ambiente attraverso l’impegno costante e puntuale per la diminuzione dell’impatto sul nostro pianeta, ricercando e applicando le modalità migliori in termini di efficienza per ridurre gli sprechi.

 

Parallelamente, abbiamo iniziato un percorso di facilitazione che ci ha permesso di comprendere e mettere in atto quello che fino a quel momento era solamente un’idea astratta. 

Questo percorso ci ha dato la possibilità di ottimizzare i procedimenti aziendali, e di diventare più attenti nei confronti di ambiente e società, un impegno che abbiamo introdotto in qualsiasi processo decisionale interno e che ne farà sempre parte.

Adesso apparteniamo ad una rete globale di aziende unite dallo scopo di creare una prospettiva durevole e condivisa: siamo ora una B Corp e ne andiamo molto fieri.

 

Cosa significa essere una BCorp?

 

La B Corporation (o B Corp) è una certificazione rilasciata da B Lab, un ente no profit statunitense.  Ad oggi diffusa in 78 paesi, 155 settori diversi, più di 4.500 aziende hanno scelto di ottenere la certificazione. 

Per ottenere e mantenere la certificazione, le aziende devono raggiungere un punteggio minimo su un questionario di analisi chiamato B Impact Assessment. 

Il BIA è uno strumento delle proprie performance ambientali e sociali che si basa su 5 aree: persone, ambiente, comunità, governance e consumatori. 

In seguito è necessario integrare nei documenti il proprio impegno adottando lo status giuridico di Benefit Corporation, che in Italia equivale a Società Benefit.

Al termine del BIA (da superare ottenendo almeno 80 punti) e del cambio statuto si viene sottoposti a un audit con l’ente certificatore B Corp. Se anche quest’ultima fase viene superata positivamente l’azienda firma una Dichiarazione di Interdipendenza delle BCorp ed entra ufficialmente nel movimento.

Diventare società B Corp è anche un modo per dare un nuovo volto al brand e ottimizzare le performance. 

 

Per WE RAD diventare una B Corp è

  • essere portatori di valori di importanza etica;
  • migliorare l’immagine del brand;
  • potenziare i risultati economici riducendo i costi di consumo;
  • farsi notare in un mercato che ci rappresenta;
  • appartenere ad un movimento globale;
  • farsi portavoce del cambiamento in atto.

La certificazione è per noi anche un chiaro segnale che stiamo gestendo un’attività in modo etico ed attento.

Go with the flow

In azienda così come nella vita privata è lo spirito di adattamento, la flessibilità e l’ascolto che fanno la differenza.

 

Agosto è come Dicembre. Si tende a fare il punto, in azienda come nella vita privata – a dirsi cosa è andato bene ma anche cosa potevamo fare meglio. Lo facciamo sempre cercando di migliorare sia da un punto di vista creativo che organizzativo – per riuscire a vivere il lavoro serenamente, secondo i valori che abbiamo impostato tutti insieme, che ci rappresentano.

Si fanno riunioni, assegnazione progetti, excel per controllare il flusso – ma sappiamo bene che lo scheduling deve considerare un margine del 40% per gestire quelle che proviamo a non chiamare mai “urgenze”

 

L’urgenza è un tema soggettivo.

 

Che poi non è l’urgenza il problema quanto che non viene mai richiesta o gestita con serenità.

Da WE RAD siamo bravi con la messa a punto di stratagemmi di gruppo che servono a portare a conclusione progetti complessi in breve tempo. Non facciamo le notti e alla fine abbiamo sempre tempo per la vita privata. Ad ogni riunione però continuiamo a cercare la chiave per ingabbiare meglio il flusso per ridurre il margine di errore –  più excel, più documenti, più processi.

La tenacia, la determinazione e la consapevolezza sono parte del nostro gruppo di lavoro, inutile negarlo ma non sempre è ciò che serve per raggiungere l’obiettivo.

Le cose accadono anche senza che si stia lì continuamente a controllare – anzi.

 

Il 2020 come anno da ringraziare

 

Pensiamo al 2020 con gratitudine perché ci ha educato ad osare in un nuovo modo: stando fermi, senza vento – vele giù. Abbiamo imparato a non porre l’attenzione solo sulla performance ma alla qualità del viaggio. Siamo scesi in cabina e abbiamo messo a posto i processi, i rapporti, il motore ma anche e soprattutto il propulsore – abbiamo scelto di andare a vela, di liberare il flusso dagli schemi.

 

Go with the flow

 

Adesso la barca è rimessa a nuovo, la rotta è chiara e il vento ha cominciato a soffiare – forte – e non sempre a favore di direzione. Dopo tanto, abbiamo festeggiato e ci siamo augurati di imparare a stare nel flow, a vivere le cose per come vengono e per come verranno – consapevoli che oggi possiamo contare su un team di collaboratori e clienti che comunque vada saprà sfruttare il vento per arrivare dove desidera.

 

 

 

 

Osiamo perché ci crediamo
#wedarebecausewecare

eCommerce: ieri, oggi e domani

Le conseguenze del Covid

Senza la possibilità di uscire dalle mura di casa propria, Web e App hanno permesso a cittadini e aziende di restare in contatto, permettendo così non solo di limitare la perdita del fatturato ma in alcuni casi di incrementarlo.

A causa della crisi sanitaria, infatti, il commercio online ha fatto un balzo in avanti di anni: si parla di un tasso di crescita del 68% nell’ultimo trimestre 2020 rispetto all’anno precedente.

Se è vero che in alcuni settori abbiamo avuto una crescita del fatturato è interessante notare come alcuni trend si siano mantenuti anche post lockdown, come ad esempio la spesa online che ad oggi risulta avere una crescita complessiva del 45% rispetto l’anno precedente. 

Un po’ di dati

Il 79,7% degli utenti internet tra i 16 e i 64 anni ha fatto almeno un acquisto online nel mese di Gennaio 2021, solitamente il pubblico femminile acquista più spesso rispetto al pubblico maschile.

Attualmente gli eCommerce stanno avendo un aumento di 14 miliardi di fatturato in tutta Europa e 2 miliardi in Italia.

Dati Ecommerce_we rad blog

Il cliente al centro di tutto

Le abitudini di consumo cambiano, la concorrenza aumenta e di conseguenza anche le aspettative del consumatore. Per questa ragione la cura dell’UX e del customer service diventa un aspetto prioritario per l’azienda che decide di investire sulla creazione o la crescita di un eCommerce.

L’allineamento delle tendenze e dei canali di acquisizione sono parte integrante dell’esperienza d’acquisto

Ricerca organica, advertising e social media sono strumenti del mestiere indispensabili, ma la cura dei contenuti e la scelta specifica della piattaforma sono cruciali per raggiungere il proprio target al momento giusto e nel posto giusto.

Un post su Pinterest potrebbe portare più risultati rispetto ad un post su Facebook o su Instagram, tutto dipende dai trend e dalle abitudini del consumatore che abbiamo definito come target.

Il classico che non tramonta

La Newsletter rimane ancora oggi uno degli strumenti principali per aumentare il valore d’acquisto del singolo utente nel tempo.

Un utente che ha già acquistato una volta su uno shop online specifico avrà molte più probabilità di conversione rispetto a un utente che non lo ha ancora fatto, ed è proprio tramite questo canale che spesso avvengono Up-selling e Cross-selling.

Per quanto questo possa risultare scontato, la cura della Newsletter viene spesso trascurata ritenendola uno strumento antiquato su cui non vale la pena investire. 

Non solo, fidelizzazione, lead nurturing e Brand Awareness sono altri aspetti che è possibile curare con l’Email Marketing

Il consiglio è quindi quello di non dimenticarsi di uno strumento così forte e versatile che abbiamo a disposizione nel nostro arsenale digitale.  

Sì, ma non scordarti di fare sul serio!

La cura di tutti questi aspetti ricopre un ruolo fondamentale, ma è ancora più importante strutturare una strategia che metta in sinergia il tutto e indirizzi lo Shop verso Obiettivi a medio e lungo termine.

Un progetto che intenda competere nel mercato online, qualunque esso sia, deve tenere in considerazione le tempistiche e il budget necessario per acquistare la fiducia dei consumatori; la cura non andrà riposta solo sul prodotto, l’immagine che il brand comunicherà nel tempo avrà un ruolo fondamentale nel raggiungere il traguardo di un fatturato stabile e con possibilità di crescita. 

I dati che si possono consultare oggi sulla crescita del commercio digitale e le previsioni per gli anni a venire lasciano intendere l’importanza sempre crescente di posizionarsi online con il proprio E-commerce, anche nei casi in cui si disponga di un attività retail proficua.

 

È importante però ricordare come l’esperienza dell’utente e il valore aggiunto del vostro Brand saranno la combinazione perfetta per tenere testa a marketplace e competitor sempre in aumento.

Fonti

Bitmat: https://bit.ly/3nASuMr

Analisi condotta da Youthquake: https://bit.ly/3vo69co

Quaplà: https://bit.ly/2QwUdGG

We Are Social: https://bit.ly/2PBc7aM

iOS 14 e tracciamento dati: la volubilità del Digital Marketing

Apple sa come distinguersi dalle altre grandi aziende

Con iOS 14 Apple si conferma essere, ancora una volta, in grado di mutare il mercato e le regole che lo gestiscono: in questo caso stiamo parlando delle conseguenze dell’“App Tracking Transparency (ATT)”, ovvero il tracciamento dei dati personali.

Dopo l’aggiornamento di sistema (iOS 14.5), ogni app che verrà avviata per la prima volta su un dispositivo mobile presenterà una finestra che permetterà all’utente di abilitare o disabilitare il tracciamento dei dati per fini pubblicitari. Il messaggio sarà chiaro, “invasivo” e indurrà il proprietario del dispositivo ad affrontare subito la scelta. Probabilmente, non ci saranno molti dubbi sulla decisione finale che prenderanno i possessori di device Apple.

 

Come vengono utilizzati questi dati?

Da sempre questi dati vengono usati dalle grandi piattaforme di advertising per indirizzare pubblicità specifiche al target di riferimento dell’inserzionista, aumentando le conversioni e il ritorno dell’investimento.

Età, sesso, professione sono alcuni dei dati demografici classici da estrapolare da app e social, ma le informazioni che è possibile reperire con i tracciamenti possono andare ben oltre; identificando passioni, interessi e abitudini possiamo creare un quadro più chiaro del nostro utente. Ad esempio, sapere che il prodotto più venduto all’interno del proprio E-commerce è stato acquistato più volte da “Donne in età compresa tra i 18-24 anni, appassionate di CrossFit”, permette all’inserzionista la creazione di un annuncio costruito ad hoc che sarà visualizzato solo dal segmento scelto, ottimizzando notevolmente il ROAS (ritorno sull’investimento pubblicitario).   

Ma quali possono essere le conseguenze di questo aggiornamento? 

Conseguenze per gli utenti

Per gli utenti non ci saranno grossi cambiamenti, al massimo si noteranno banner poco appropriati e poco pertinenti ai propri interessi.

Conseguenze per gli inserzionisti

Facebook stessa stima che ci sarà una diminuzione del 60% sul ritorno dell’investimento e sottolinea come a risentirne di più saranno le piccole e medie imprese.

Nella pratica, senza entrare in tecnicismi, le campagne saranno più difficili da ottimizzare avendo un numero inferiore di dati da analizzare e come scritto in precedenza, i pubblici personalizzati (contenenti gli utenti con comportamenti e interessi profilati) saranno meno popolati. Si stima infatti che circa il 50% degli utenti mobile Facebook provengano da dispositivi Apple.

La corsa ai ripari

Il colosso di Mark Zuckerberg non si è limitato ad opporsi solo con dichiarazioni e annunci ufficiali, le contromisure sono anche di natura tecnica. Con l’aiuto di diverse guide ufficiali ed il supporto interno al Business Manager, Facebook aiuta gli inserzionisti ad adeguarsi ai cambiamenti in arrivo.

L’aggregatore di eventi permetterà di misurare le conversioni (non più di 8), nei limiti imposti da iOS, e la finestra di attribuzione delle stesse sarà ridotta ad un massimo di 7 giorni. La verifica del dominio e l’impostazione delle conversioni al livello del server saranno infine un passaggio essenziale da far gestire al proprio sviluppatore.

Ma queste contromisure basteranno? Come si evolverà il digital advertising nel corso dei prossimi mesi?

 

E Google?

Con l’avvicinarsi di Android 12 già si rumoreggia di come anche Google si adatterà al trend sulla privacy stabilito dall’azienda di Cupertino. L’approccio di Google sarà però più delicato, non apparirà nessuna finestra all’avvio di una nuova applicazione, il machine learning si occuperà di tutto filtrando gli annunci che riterrà più opportuni, il tutto avverrà tramite la creazione di un profilo utente locale che andrà a sostituire i cookie di terze parti. Una soluzione che dovrebbe permettere all’utilizzatore di ricevere annunci in linea con i propri interessi, evitando che risultino ridondanti e oppressivi.

Potrebbe trattarsi di una soluzione che metterà di comune accordo il mercato digitale con l’utente fruitore di app e social?

Professionisti e brand che popolano il mondo del web dovranno aspettare diversi mesi con il fiato sospeso prima di poter analizzare i primi dati e comprendere l’evolversi del mercato digitale, ma non ci sono dubbi sul fatto che ci saranno delle conseguenze nel breve e nel lungo termine.

E voi cosa farete, vi state già adeguando ai cambiamenti?