iOS 14 e tracciamento dati: la volubilità del Digital Marketing

Apple sa come distinguersi dalle altre grandi aziende

Con iOS 14 Apple si conferma essere, ancora una volta, in grado di mutare il mercato e le regole che lo gestiscono: in questo caso stiamo parlando delle conseguenze dell’“App Tracking Transparency (ATT)”, ovvero il tracciamento dei dati personali.

Dopo l’aggiornamento di sistema (iOS 14.5), ogni app che verrà avviata per la prima volta su un dispositivo mobile presenterà una finestra che permetterà all’utente di abilitare o disabilitare il tracciamento dei dati per fini pubblicitari. Il messaggio sarà chiaro, “invasivo” e indurrà il proprietario del dispositivo ad affrontare subito la scelta. Probabilmente, non ci saranno molti dubbi sulla decisione finale che prenderanno i possessori di device Apple.

 

Come vengono utilizzati questi dati?

Da sempre questi dati vengono usati dalle grandi piattaforme di advertising per indirizzare pubblicità specifiche al target di riferimento dell’inserzionista, aumentando le conversioni e il ritorno dell’investimento.

Età, sesso, professione sono alcuni dei dati demografici classici da estrapolare da app e social, ma le informazioni che è possibile reperire con i tracciamenti possono andare ben oltre; identificando passioni, interessi e abitudini possiamo creare un quadro più chiaro del nostro utente. Ad esempio, sapere che il prodotto più venduto all’interno del proprio E-commerce è stato acquistato più volte da “Donne in età compresa tra i 18-24 anni, appassionate di CrossFit”, permette all’inserzionista la creazione di un annuncio costruito ad hoc che sarà visualizzato solo dal segmento scelto, ottimizzando notevolmente il ROAS (ritorno sull’investimento pubblicitario).   

Ma quali possono essere le conseguenze di questo aggiornamento? 

Conseguenze per gli utenti

Per gli utenti non ci saranno grossi cambiamenti, al massimo si noteranno banner poco appropriati e poco pertinenti ai propri interessi.

Conseguenze per gli inserzionisti

Facebook stessa stima che ci sarà una diminuzione del 60% sul ritorno dell’investimento e sottolinea come a risentirne di più saranno le piccole e medie imprese.

Nella pratica, senza entrare in tecnicismi, le campagne saranno più difficili da ottimizzare avendo un numero inferiore di dati da analizzare e come scritto in precedenza, i pubblici personalizzati (contenenti gli utenti con comportamenti e interessi profilati) saranno meno popolati. Si stima infatti che circa il 50% degli utenti mobile Facebook provengano da dispositivi Apple.

La corsa ai ripari

Il colosso di Mark Zuckerberg non si è limitato ad opporsi solo con dichiarazioni e annunci ufficiali, le contromisure sono anche di natura tecnica. Con l’aiuto di diverse guide ufficiali ed il supporto interno al Business Manager, Facebook aiuta gli inserzionisti ad adeguarsi ai cambiamenti in arrivo.

L’aggregatore di eventi permetterà di misurare le conversioni (non più di 8), nei limiti imposti da iOS, e la finestra di attribuzione delle stesse sarà ridotta ad un massimo di 7 giorni. La verifica del dominio e l’impostazione delle conversioni al livello del server saranno infine un passaggio essenziale da far gestire al proprio sviluppatore.

Ma queste contromisure basteranno? Come si evolverà il digital advertising nel corso dei prossimi mesi?

 

E Google?

Con l’avvicinarsi di Android 12 già si rumoreggia di come anche Google si adatterà al trend sulla privacy stabilito dall’azienda di Cupertino. L’approccio di Google sarà però più delicato, non apparirà nessuna finestra all’avvio di una nuova applicazione, il machine learning si occuperà di tutto filtrando gli annunci che riterrà più opportuni, il tutto avverrà tramite la creazione di un profilo utente locale che andrà a sostituire i cookie di terze parti. Una soluzione che dovrebbe permettere all’utilizzatore di ricevere annunci in linea con i propri interessi, evitando che risultino ridondanti e oppressivi.

Potrebbe trattarsi di una soluzione che metterà di comune accordo il mercato digitale con l’utente fruitore di app e social?

Professionisti e brand che popolano il mondo del web dovranno aspettare diversi mesi con il fiato sospeso prima di poter analizzare i primi dati e comprendere l’evolversi del mercato digitale, ma non ci sono dubbi sul fatto che ci saranno delle conseguenze nel breve e nel lungo termine.

E voi cosa farete, vi state già adeguando ai cambiamenti?