Darwinismi Digitali

Praticamente tutti i clienti al giorno d’oggi richiedono una versione mobile del loro sito internet. I contenuti multimediali devono adattarsi a molti device e molte strutture: iphone, iPad, blackberry, netbook, kindle ed ogni anno esce qualcosa di nuovo. Nei prossimi 5 anni ci sarà il bisogno di ripensare il design per molte altre invenzioni.

Quando venticinque anni fa fu inventato il web si poteva navigare attraverso queste “informazioni fluide” per mezzo di testo e iperlinks.  Poi sono arrivate le immagini, i sistemi integrati(embedded), iframe e poi i video fino che tutto è stato tradotto in CSS e fixed widths. Con l’avvento del responsive design siamo tornati alle informazioni fluide, ma con un bel po’ di elementi interattivi.

La necessità di adattamento è, come per le specie viventi, una priorità relativa alla sopravvivenza. Se si vuole avere un ritorno monetario o di pubblico dobbiamo pensare in larga scala ed essere pronti a modificare la nostra visione. Nel campo del web design e dello sviluppo, stiamo arrivando velocemente al punto in cui diventerà impossibile tenersi al passo con nuove risoluzioni e nuovi device, pensiamo ad i vari orologi e relative applicazioni.

In molti casi creare una versione web per ogni formato e dispositivo è praticamente impossibile, per non dire inutile.

Saremo mai pronti a sopportare le conseguenze della perdita di visitatori su desktop a beneficio di un guadagno di utenti su mobile? C’è forse una soluzione?

Ethan Marcotte, il web designer che ha inventato (come scrive sul suo sito) il termine “responsive web design” ed che è “ancora sconvolto da come l’idea sia stata recepita”, ha scritto un libro a riguardo che porta come titolo l’omonima definizione coniata.

Questo l’articolo che lo ha reso Mr. RWD: fluidgrids

Da Grande voglio fare il Responsivo

Il Responsive Web Design (RWD) è quel dogma che suggerisce di sviluppare delle soluzioni che rispondano ai comportamenti dei visitatori e alle condizioni basate su misura dello schermo, piattaforma e orientamento. Nella pratica si tratta di un mix tra griglie flessibili e layout ridimensionabili conditi con delle media query CSS che riconoscono il dispositivo e permettono ai contenuti  di adattarsi. Così quando l’utente si sposterà da lpad ad iPhone, il sito si adatterà automaticamente in risoluzione, dimensione delle immagini e script. In parole povere si crea la tecnologia amica che risponde in automatico alle preferenze dell’utente.

Questo elimina tutta quella necessità alla pogettazione di design dedicati, snellendo di gran lunga la fase di sviluppo e creazione.

Il signor Morten Hjerde ha calcolato che lo schermo più grande su cui visualizzare un contenuto è 23 volte più grande rispetto quello piccolo.Un bel range con cui doversi confrontare! I suoi calcoli li trovate qua.

Ma la parola responsive design non tratta solo risoluzioni di schermi ed immagini regolabili, piuttosto riguarda un nuovo modo di intendere e progettare il design.

Per capire di cosa stiamo parlando ci viene in aiuto questo fantastico sito!

Mi viene in mente la parola tascabile. Quei gesti che facciamo inconsciamente quando stiamo sfogliando un quotidiano al bar, quando in vacanza pieghiamo la cartina, quando sul prato pretendiamo di tenere il libro con una mano perchè l’altra sta sotto la testa. Il sito del film The Forecaster rende benissimo l’idea delle immagini di cui parlavo prima, trasposta in digitale.

Per quello che riguarda il design di immagine, ovvero la costruzione di brand identity, loghi e quant’altro, la parola responsive si declina nella ricerca di una comunicazione calcolata al millimetro, che diventa il vestito sartoriale cucito ad-hoc sul cliente.

Le griglie diventano i fondamenti del brand, il layout l’immagine di campagna e il css sarà la strategia di comunicazione.